RITIRO ON LINE                                                                                                   
febbraio 2017

                                                                                                                                                                                                                                                

 

Venero la Parola di Dio, l’Icona ed il Crocifisso.   Traccio sulla mia persona il Segno della mia fede, il Segno della Croce, mi metto alla presenza del Signore che vuole parlarmi. 

Grazie, Signore, che usi pazienza

e aspetti che mi converta

per salvarmi

con la tua buona volontà.

Fa che la tua misericordia

 

non diventi un pretesto

per la mia pigrizia

e rimandare la conversione

alla fine dei tempi.

(don Canio Calitri)

 

Veni, Sancte Spiritus, Veni, per Mariam.

 

 

 

Nessuno è talmente avanzato nella conoscenza delle scritture da non poter ulteriormente progredire…poiché esse, anche quando sono spiegate in diverse maniere, conservano sempre occulti segreti” (san Gregorio Magno)

 

Proseguiamo la serie di lectio tratte da episodi del Vangelo di Matteo, nei quali il filone comune è la fede: fede povera, fede vacillante, fede messa alla prova, ma anche fede grande e fede vissuta nel quotidiano.

Queste riflessioni sono liberamente tratte da alcune lectio di padre Innocenzo Gargano, monaco camaldolese.

 Buona meditazione e buona preghiera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LECTIO Apro la Parola di Dio e leggo in piedi i brani che mi vengono proposti.  (Matteo 13,24-30.44-52)

 

24Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. 28Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. 29“No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”….. 

 

44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

 

45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

 

47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

 

51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MEDITATIO   Seduto, rileggo la Parola per più volte, lentamente. Anche la lettura della Parola di Dio è preghiera. Siamo entrati in quella zona più sacra e più lunga del nostro Ritiro On Line: il grande silenzio !  Il protagonista è lo Spirito Santo.

 Il modo migliore per assaporare un brano delle Scritture è accoglierlo in noi come un cibo nutriente per il nostro spirito, è avere la certezza che sia Dio a volerci parlare per farci entrare nelle dimensioni del suo disegno di amore e di salvezza. Se ascoltiamo attentamente la Parola potremo entrare in un rapporto vivo con il Padre, per lasciarci plasmare dal suo stesso "cuore".

 

 

IL TESORO NEL CAMPO   (…e non solo nel campo…)

« Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose…»

(Matteo 13,24-30.44-52)

 

Un contesto significativo

Queste bellissime parabole del regno hanno una conclusione che si riassume in un interrogativo rivolto a tutti noi: « Avete compreso tutte queste cose? ». Gesù vuole propor re una scelta ben precisa a coloro che lo ascoltano, e lo fa attraverso il racconto di queste piccole parabole estremamente eloquenti.

La parabola della della zizzania ci provoca:  « Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo… » (vv. 24-30).

In questa parabola viene presentata e spiegata la compresenza, all'interno del campo del Signore, di seme buono e seme cattivo con la caratteristica, per quest'ultimo, di manifestarsi soltanto quando le piante sono già cresciute. Il padrone, infatti, ha seminato buon grano nel suo campo, però un “inimicus homo”, certamente invidioso, approfittando del fatto che il campo non veniva sorvegliato perché  i servitori dormivano, vi ha potuto spargere il suo seme cattivo. Così, quando le piante sono già cresciute, sono apparse insieme alle piante del buon seme  anche  quelle del seme cattivo. Da qui il dubbio sulla strategia da seguire. I servitori chiedono ovviamente al padrone che vengano strappate via le erbe cattive, ma del tutto inaspettatamente ne sono impediti. Altrimenti, argomenta il padrone, si rischierebbe di sradicare anche le piante prodotte dal buon seme. È meglio dunque lasciarle crescere insieme. Quando verrà il tempo della mietitura penserà  il padrone  stesso a curare il discernimento necessario.

 

La chiave dell'allegoria

Non contenti della parabola i discepoli ne chiedono il significato e Gesù utilizza il metodo dell'allegoria. Gesù stesso si propone come esegeta della sua parabola, fornendoci la corretta chiave interpretativa:

« … i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli » (vv. 37-39).

A ogni singolo elemento della parabola è accostato un significato particolare. Dunque  chi  vuol penetrarne il senso nascosto non può fare a meno di usare questa chiave ermeneutica che applica l'allegoria, particolare forma retorica che permette di distinguere fra ciò che appare all'esterno del discorso e ciò che questo stesso vuole indicare nel suo contenuto più profondo. Possiamo utilizzare lo stesso criterio per le parabole del regno analoghe.

 

Il tesoro è nascosto nel cuore

Nella spiegazione della parabola della zizzania ci viene mostrato che il campo è il mondo.

 

Riferendoci alla breve parabola del tesoro possiamo pervenire ad una prima conclusione: il tesoro è nascosto in questo nostro mondo, nello spazio in cui ci troviamo oggi noi. Se per tesoro identifichiamo ciò che abbiamo veramente a cuore, poiché dove è il tuo tesoro lì è anche il tuo cuore (Mt 6,21), questo può significare anche che il luogo in cui un simile tesoro è interrato, non può essere il cielo né l'abisso, ma il cuore, la parte più intima della persona umana, in cui può essere stato interrato quel tesoro che noi possiamo identificare con la Parola stessa del Signore.

Questa, dunque, la prima conclusione del testo: il regno di Dio è qui ed ora, “hic et nunc”, dentro di me.

Quando Ireneo, Padre della Chiesa, si applica alla comprensione di questa pagina, afferma dal canto suo che il campo può essere individuato anche nella Chiesa. È in essa, infatti, che il Signore ha nascosto la sua Parola salvifica; l'ha seminata nel suo grembo affidandole il suo tesoro prezioso. Se dunque il campo è la Chiesa, quando un essere umano, lungo l'itinerario della sua vita personale, si rende conto che la Chiesa porta dentro di sé un  simile tesoro  di vita, di riconciliazione, di perdono, di collegamento  intimo  con  Dio,  certamente  vende   tutto quello che ha e compra il campo entrando a far parte della comunità  della Chiesa.

 

La parabola osserva che lo scopritore del tesoro, pieno di gioia, « lo nasconde ». Un'immagine estremamente efficace. Lo scopritore non vuole rischiare di perderlo. Non vuole che, neanche casualmente, qualcuno lo porti via. Ma per potersene appropriare, cioè per poter entrare a far parte della comunità, nella quale sarà possibile attingere al tesoro, bisogna avere il coraggio e la libertà  di vendere  tutto, mettere  tutto a rischio per procurarsi il denaro.

 

Progredendo nella riflessione dei Padri possiamo fare un passo ancora successivo: il campo non è soltanto il mondo o la Chiesa, ma anche, come abbiamo accennato, la realtà personale di ciascuno. In una successiva spiegazione patristica il campo è la Scrittura presa nella sua letteralità e testualità uditiva o visiva, nella sua comprensione esterna e immediata. E il tesoro, nascosto all'interno di questo campo delle Scritture, è la Parola di Dio.

L'essere umano che desidera incontrarsi con la Parola di Dio si comporta come colui che ha venduto tutto e perciò, pur di appropriarsi del tesoro, cercherà di familiarizzarsi, nel modo più completo possibile, con la conoscenza letterale del testo, perché sa che solo al suo interno potrà incontrare la Parola di Dio.

Se la Parola di Dio è veramente  il tesoro che più di ogni altra cosa abbiamo a cuore, allora, e soltanto allora, saremo disposti a rischiare tutto per unirci a essa e farla nostra.

 

In cerca della perla  preziosa

La piccola parabola della perla preziosa è analoga: « 45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra  ».(v. 45-46).

La differenza tra le due risiede nel diverso atteggiamento dell'uomo che si imbatte nel tesoro. Nel primo caso questo accade in modo estremamente semplice, senza alcuna antecedente preparazione. Si trattava di un semplice contadino o un povero bracciante, che all'improvviso si imbatte in ciò che non attendeva.

Nella seconda parabola, invece, è presentato un uomo che impegna tutta la propria vita in questa attività di ricerca. Quando finalmente trova la perla preziosa alla quale aveva rivolto tutte le proprie speranze ed energie, senza bisogno di riflettere più a lungo vende tutti i suoi averi e la compra. Attraverso la continua ricerca era cresciuta in lui quella disponibilità al distacco che lo teneva pronto a qualsiasi radicalità. Infatti chi non cerca veramente non si decide mai, non trova mai il motivo giusto per donarsi, perché in realtà cerca altro. Vuole solo sistemare se stesso. Ovunque guardi si rende conto che si tratta sempre di sacrificare qualcosa. Ma non è disposto a fare nulla del genere.

Questa parabola, con la sua straordinaria ricchezza, mette a nudo il segreto di molti cuori. Non ci si può nascondere  dietro facili scuse  del tutto false. È meglio confessare onestamente  che si preferisce rimanere nella nostra mediocrità, ammettendo il peccato di aver contrabbandato la pigrizia chiamandola maliziosamente serenità. Ma è inutile barare. Se non c'è la radicalità richiesta dal Vangelo; se non si vendono tutti i nostri averi con spontaneità generosa, dovrebbe essere chiaro che ciò che abbiamo intravisto non è ancora il tesoro. È una falsa pietra preziosa che vogliamo far apparire come oro.

Il regno dei cieli è dunque simile ad un mercante che va continuamente in cerca di perle preziose, ma quando ne ha trovata una di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra, perché sa molto bene che può costruirci su tutta la vita. Due righe che racchiudono un insegnamento di profondità straordinaria. Una Parola che, spada vera a due tagli, penetra fino alla congiuntura delle ossa e ne spacca il midollo .

 

La rete che accoglie tutti i pesci

La parabola della rete gettata nel mare è quella che si avvicina di più a quella della zizzania, di cui si parlava all'inizio. Viene mostrato un pescatore molto generoso, assai simile al contadino della parabola del seminatore. Il pescatore di questa nostra parabola non è un qualunquista. Si tratta di una persona saggia che sa di non possedere uno scandaglio razionale giù nel fondo del mare, e che se vuole prendere pesci buoni deve accettare che la rete ne raccolga anche alcuni niente affatto buoni. In un secondo momento farà la scelta che si rivelerà necessaria tra pesci commestibili, da mettere da parte, e pesci cattivi da gettare via. Per intanto il saggio pescatore accoglie tutti senza distinzione o discriminazione.

La prospettiva di questa parabola sembra essere dunque quella della generosità: una rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci.

Così è il regno dei cieli. Non fa distinzione di persone. Accoglie tutti. La Chiesa è universale, non è Chiesa di santi in modo esclusivo, ma di santi e peccatori insieme. Anche in questo caso il riferimento alla parabola della zizzania può essere illuminante: lo stare insieme, tra erbe cattive e grano buono, può rivelarsi addirittura positivo. La comunità dei credenti potrebbe essere vista come un prato abitato da fiori che forse non sarebbero emersi senza l'humus garantito dall'erba. Eppure l'occhio si ferma  sul fiore, non tiene conto del prato.

Dobbiamo riconoscere ed accettare che le nostre comunità siano composte da persone fragili, in attesa che, di tanto in tanto, emerga una figura di particolare ricchezza, come un dono assolutamente gratuito voluto dal Signore nella sua Chiesa.

Molto presto, nella storia della Chiesa, vi è stato chi si è scandalizzato per il messaggio sotteso ad una parabola  come  questa.  Gli spiritualisti sono sempre esistiti… Lo scandalo si fa ancor più grave quando si guarda alla storia della Chiesa nel suo insieme, dal Papa fino all'ultimo dei battezzati. Sono state commesse le nefandezze più grandi. È lo scandalo dei moralisti di tutti i tempi, delle persone che si autodefiniscono oneste, e che dall'alto della loro onestà, puntano il dito per crocifiggere la Chiesa, la comunità, la parrocchia, la famiglia cristiana. Quante nostre famiglie si sentirebbero umiliate perché non riescono ad essere del tutto sane come vorrebbero. In realtà spesso si fa di tutto per nascondere e mascherare il proprio limite, non solo perché non si ha il coraggio di accettarlo, ma anche perché non manca mai chi ce lo sbatte in faccia.

Può succedere che diventiamo talmente ambigui e ipocriti da pretendere che sia virtù ciò che invece, osservato alla luce della Parola di Dio, è soltanto vizio, passione non orientata bene e, senza saperlo, pecchiamo contro lo Spirito santo che è luce di verità, che illumina tutto per comunicare la gioia di sentirci riconciliati, perdonati, accolti, con i nostri limiti, nel campo del Signore.

Questa rete piena di ogni genere di pesci può indicare anche semplicemente la nostra personalità, la nostra persona. È molto difficile accoglierla con tutti i suoi limiti psichici, spirituali, morali, accoglierla come questa rete piena di ogni genere di pesci, ma anche disponibile al discernimento compiuto dal confronto con la Parola di Dio. Abbiamo cominciato  dal macrocosmo  ecclesiale e ci rendiamo conto dunque che dobbiamo dire la stessa cosa a proposito del microcosmo personale: non vogliamo essere riconciliati da nulla e da nessuno, fino al punto da trasformare ipocritamente allo sguardo nostro e degli altri un nostro vizio in virtù, una nostra passione in amore, il nostro egoismo in generosità, la nostra schiavitù in libertà. Accettare la situazione per quella che è  non significa essere qualunquisti e perdere ogni capacità  di discernimento.

 

Al  vaglio del giudice

Prosegue la parabola: «  48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi  ». È importante che i pescatori siano seduti nel fare questo. Infatti adesso sono sullo scanno del giudice, come amministratori di giustizia. Il discernimento si compie con criteri oggettivi.

Prima era stato dato spazio alla soggettività. Adesso c'è un esame da superare: occorre verificare se si è disposti alla piena e perfetta conformazione con lui oppure no. Infatti solo i pesci buoni si raccolgono nei canestri, mentre i cattivi inesorabilmente si buttano via. Il giudizio ci sarà  comunque,  anche  se  rimandato  al tempo della raccolta o della mietitura.

Ciò che  segue nella parabola parallela della  zizzania  è  ancora più incisivo. Nel giudizio escatologico definitivo non saremo noi a discernere tra pesci commestibili e quelli da buttare via; ma « La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.41Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno.. » (Mt 13, 39-41).

Dunque nessuno  autorizza ad essere giudici dei propri fratelli mentre si è ancora in via, in pellegrinaggio. Il giudizio è riservato, alla fine del mondo, a Colui  che manderà i suoi angeli a tirare su la rete, per distinguere e separare. Nel frattempo vale ciò che era stato già detto agli operai troppo impetuosi della parabola della zizzania: « Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme » (Mt 13,30).

Un criterio che potremmo definire ecumenico. Il Nuovo Testamento non si presta al fanatismo, non si presta alle definizioni sbrigative che pongono barriere invalicabili fra le persone. Certamente ci sarà un giudizio, ma non spetta all'essere umano giudicare: « Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi » (Mt 7,1-2). Non è un semplice invito alla tolleranza. È molto di più. È un invito a sentirsi tutti fratelli allo  stesso  modo,  sospendendo un giudizio che appartiene soltanto a Dio.

E poi chissà! Forse i pesci commestibili potrebbero rendere tali anche quelli che non lo sono. Colui che può dare figli ad Abramo anche dalle pietre può certamente trasformare in cuore di carne il cuore impietrito di chi non si lascia afferrare assolutamente  da  Cristo.  Abituatevi   a  tirar  fuori dal tesoro che vi è stato affidato cose già sapute, già dette e cose ancora da dire. D'altra parte ci fidiamo anche della parola di Gesù che ha   detto:

« Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.» (Gv 16,13). Sotto il magistero dello Spirito sapremo infatti attingere dall'Antico e dal Nuovo Testamento, dal passato e dal presente e ci apriremo con gioia e generosità verso il nostro futuro.

 

 

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ORATIO Domando umilmente di poter essere coerente con le indicazioni emerse dalla meditatio. Esprimo fede, speranza, amore. La preghiera si estende e diventa preghiera per i propri amici, per la propria comunità, per la Chiesa, per tutti gli uomini. La preghiera si può anche fare ruminando alcune frasi del brano ripetendo per più volte la frase/i che mi hanno fatto meditare.

Gesù, fa che possa avere

sempre viva nel cuore

la certezza che il Regno dei cieli

è il vero tesoro e che ogni giorno

la sua bellezza mi affascini a tal punto

che tutto il resto mi sia indifferente.

Con tutto il cuore ti chiedo perdono

perché il peso degli anni

e il vento gelido

del tran tran quotidiano

hanno affievolito

il mio entusiasmo per te.

Signore, donami

quel guizzo di entusiasmo

che mi può fare interamente nuovo.

(don Canio Calitri)

 

 

 

 

 

 

 

 

CONTEMPLATIO     Avverto il bisogno di guardare solo a Gesù, di lasciarmi raggiungere dal suo mistero, di riposare in lui, di accogliere il suo amore per noi. È l’intuizione del regno di Dio dentro di me, la certezza di aver toccato Gesù.  È Gesù che ci precede, ci accompagna, ci è vicino, Gesù solo! Contempliamo in silenzio questo mistero: Dio si fa vicino ad ogni uomo!

Per Cristo, con Cristo e in Cristo a te, Dio Padre Onnipotente,  nell’unità dello Spirito Santo,

ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli.  Amen

 

 

 

 

 

 

 

 

ACTIO     Mi impegno a vivere un versetto di questi brani, quello che mi ha colpito di più.

Si compie concretamente un’azione che cambia il cuore e converte la vita. Ciò che si è meditato diventa ora vita!

Prego con la Liturgia delle Ore, l’ora canonica del giorno adatta al momento.

Concludo il momento di lectio recitando con calma la preghiera insegnataci da Gesù: Padre Nostro...

Arrivederci!  

 

(spunti liberamente tratti da alcune lectio di padre Innocenzo Gargano, monaco camaldolese)