RITIRO ON LINE
marzo - 2007  

 

Venero la Parola di Dio, l’Icona ed il Crocifisso.

 

Traccio sulla mia persona il Segno della mia fede, il Segno della Croce, il Segno che mi è stato donato nel Battesimo e che mi contraddistingue come cristiano.

 

“Accogliendo ora la sua Croce gloriosa, quella Croce che ha percorso insieme ai giovani le strade del mondo, lasciate risuonare nel silenzio del vostro cuore questa parola consolante ed impegnativa: <Beati…>”.

[XVII GMG Toronto, Festa di accoglienza dei giovani, Discorso di Giovanni Paolo II, 25 Luglio 2002]

 

“Il Dio, diventato agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini.”

[S. Messa di inizio del Ministero Petrino, Omelia di Benedetto XVI, 24 Aprile 2005]

 

Invoco lo Spirito Santo:

 

Vieni, Spirito Santo,

e irrompi come un vento impetuoso nelle nostre comunità,

vieni a sconvolgere le nostre liturgie troppo rigide,

i nostri consigli pastorali parrocchiali troppo convenzionati,

le nostre catechesi troppo dotte,

vieni a portare vita in queste nostre comunità troppo polverose,

ammuffite, troppo ordinate.

Vieni Spirito Santo come un fuoco ardente,

brucia tutto ciò che ci impedisce di seguire il Vangelo di Gesù,

brucia ogni nostro atteggiamento meschino,

brucia ogni carico inutile,

brucia ogni paura e ogni gelosia.

Infiamma il nostro cuore di un coraggio a tutta prova,

di una generosità senza limiti, di una misericordia inesauribile.

Vieni, Spirito Santo,

insegnaci a parlare l'unico linguaggio che tutti possono comprendere:

il linguaggio dell'amore, della salvezza, del perdono.

Liberaci da tutto ciò che complica,

indebolisce e annienta le nostre parole.

Donaci di portare a tutti il lieto annuncio

con parole cariche di bontà e rispetto.

 

Veni, Sancte Spiritus

Veni, per Mariam.

 

Contemplo i segni della Passione che sono impressi nel Crocifisso.

“Raccolti intorno alla Croce del Signore, guardiamo a Lui…”[XVII GMG Toronto, Festa di accoglienza dei giovani, Discorso del Santo Padre, 25 Luglio 2002]

 

LECTIO          Apro la Parola di Dio e leggo in piedi il brano

 

 

Dal libro di Tobia (Tob 2,1-14; 3,1-17)

Cap. 2

1Sotto il regno di Assarhaddon ritornai dunque a casa mia e mi fu restituita la compagnia della moglie Anna e del figlio Tobia. Per la nostra festa di pentecoste, cioè la festa delle settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola: 2la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al figlio Tobia: "Figlio mio, và, e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu ritorni". 3Tobia uscì in cerca di un povero tra i nostri fratelli. Di ritorno disse: "Padre!". Gli risposi: "Ebbene, figlio mio". "Padre - riprese - uno della nostra gente è stato strangolato e gettato nella piazza, dove ancora si trova". 4Io allora mi alzai, lasciando intatto il pranzo; tolsi l’uomo dalla piazza e lo posi in una camera in attesa del tramonto del sole, per poterlo seppellire. 5Ritornai e, lavatomi, presi il pasto con tristezza, 6ricordando le parole del profeta Amos su Betel:

"Si cambieranno le vostre feste in lutto, tutti i vostri canti in lamento". 7E piansi. Quando poi calò il sole, andai a scavare una fossa e ve lo seppellii. 8I miei vicini mi deridevano dicendo: "Non ha più paura! Proprio per questo motivo è già stato ricercato per essere ucciso. È dovuto fuggire ed ora eccolo di nuovo a seppellire i morti". 9Quella notte, dopo aver seppellito il morto, mi lavai, entrai nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del cortile. Per il caldo che c’era tenevo la faccia scoperta, 10ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. Più essi però mi applicavano farmaci, più mi si oscuravano gli occhi per le macchie bianche, finché divenni cieco del tutto. Per quattro anni fui cieco e ne soffersero tutti i miei fratelli. Achikar, nei due anni che precedettero la sua partenza per l`Elimaide, provvide al mio sostentamento.

11In quel tempo mia moglie Anna lavorava nelle sue stanze a pagamento, 12tessendo la lana che rimandava poi ai padroni e ricevendone la paga. Ora nel settimo giorno del mese di Distro, quando essa tagliò il pezzo che aveva tessuto e lo mandò ai padroni, essi, oltre la mercede completa, le fecero dono di un capretto per il desinare. 13Quando il capretto entrò in casa mia, si mise a belare. Chiamai allora mia moglie e le dissi: "Da dove viene questo capretto? Non sarà stato rubato? Restituiscilo ai padroni, poiché non abbiamo il diritto di mangiare cosa alcuna rubata". 14Ella mi disse: "Mi è stato dato in più del salario". Ma io non le credevo e le ripetevo di restituirlo ai padroni e a causa di ciò arrossivo di lei. Allora per tutta risposta mi disse: "Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene dal come sei ridotto!".

Cap. 3

1Con l’animo affranto dal dolore, sospirai e piansi. Poi presi a dire questa preghiera di lamento: 2"Tu sei giusto, Signore, e giuste sono tutte le tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità. Tu sei il giudice del mondo. 3Ora, Signore, ricordati di me e guardami. Non punirmi per i miei peccati e per gli errori miei e dei miei padri. 4Violando i tuoi comandi, abbiamo peccato davanti a te. Tu hai lasciato che ci spogliassero dei beni; ci hai abbandonati alla prigionia, alla morte e ad essere la favola, lo scherno, il disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi. 5Ora, nel trattarmi secondo le colpe mie e dei miei padri, veri sono tutti i tuoi giudizi, perché non abbiamo osservato i tuoi decreti, camminando davanti a te nella verità. 6Agisci pure ora come meglio ti piace; dà ordine che venga presa la mia vita, in modo che io sia tolto dalla terra e divenga terra, poiché per me è preferibile la morte alla vita. I rimproveri che mi tocca sentire destano in me grande dolore. Signore, comanda che sia tolto da questa prova; fà che io parta verso l’eterno soggiorno; Signore, non distogliere da me il volto. Per me infatti è meglio morire che vedermi davanti questa grande angoscia e così non sentirmi più insultare!".

7Nello stesso giorno capitò a Sara figlia di Raguele, abitante di Ecbàtana, nella Media, di sentire insulti da parte di una serva di suo padre. 8Bisogna sapere che essa era stata data in moglie a sette uomini e che Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi con lei come si fa con le mogli. A lei appunto disse la serva: "Sei proprio tu che uccidi i tuoi mariti. Ecco, sei già stata data a sette mariti e neppure di uno hai potuto godere. 9Perché vuoi battere noi, se i tuoi mariti sono morti? Vattene con loro e che da te non abbiamo mai a vedere né figlio né figlia". 10In quel giorno dunque essa soffrì molto, pianse e salì nella stanza del padre con l’intenzione di impiccarsi. Ma tornando a riflettere pensava: "Che non abbiano ad insultare mio padre e non gli dicano: La sola figlia che avevi, a te assai cara, si è impiccata per le sue sventure. Così farei precipitare la vecchiaia di mio padre con angoscia negli inferi. Farò meglio a non impiccarmi e a supplicare il Signore che mi sia concesso di morire, in modo da non sentire più insulti nella mia vita". 11In quel momento stese le mani verso la finestra e pregò: "Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli. Ti benedicano tutte le tue opere per sempre. 12Ora a te alzo la faccia e gli occhi. 13Dì che io sia tolta dalla terra, perché non abbia a sentire più insulti. 14Tu sai, Signore, che sono pura da ogni disonestà con uomo 15e che non ho disonorato il mio nome, né quello di mio padre nella terra dell’esilio. Io sono l’unica figlia di mio padre. Egli non ha altri figli che possano ereditare, né un fratello vicino, né un parente, per il quale io possa serbarmi come sposa. Già sette mariti ho perduto: perché dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi che io muoia, guardami con benevolenza: che io non senta più insulti".

16In quel medesimo momento la preghiera di tutti e due fu accolta davanti alla gloria di Dio 17e fu mandato Raffaele a guarire i due: a togliere le macchie bianche dagli occhi di Tobi, perché con gli occhi vedesse la luce di Dio; a dare Sara, figlia di Raguele, in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e a liberarla dal cattivo demonio Asmodeo. Di diritto, infatti, spettava a Tobia di sposarla, prima che a tutti gli altri pretendenti. Proprio allora Tobi rientrava dal cortile in casa e Sara, figlia di Raguele, stava scendendo dalla camera.

 

Parola di Dio

 

 

 

La Parola di Dio scritta nella Bibbia si legge con la penna e non soltanto con gli occhi!

“Lettura” vuol dire leggere il testo sottolineando in modo da far risaltare le cose importanti.

È un’operazione facilissima, che però va fatta con la penna e non soltanto pensata.

 

MEDITATIO      Seduto, rileggo la Parola per più volte, lentamente. Anche la lettura della Parola di Dio è preghiera. Siamo entrati in quella zona più sacra e più lunga del nostro Ritiro on line: “Il Grande Silenzio”! Il protagonista è lo Spirito Santo.

 

Il libro di Tobia fu scritto intorno al 200 a. C. È un colorito racconto impregnato della più autentica religiosità giudaica. Gli avvenimenti probabilmente non sono storici, ma lo sfondo lo è certamente.

I valori di cui è portatore travalicano la fede di Israele e, soprattutto in ordine al tema degli affetti familiari, la profondità del libro anticipa il sentire cristiano. Tutto pervaso dal senso della provvidenza, ci fa anche intuire l'idea della paternità di un Dio che si prende cura dell'uomo, e sempre risponde a chi lo invoca.

 

 

 

Storia:

 

A Ninive Tobi è un israelita deportato: uomo profondamente giusto e buono. Tuttavia, proprio dopo aver compiuto un'opera buona, diventa cieco. A Ecbatana Sara, la figlia di un suo parente, vive il dramma di veder morire successivamente sette mariti la sera stessa delle nozze, a causa del demonio Asmodeo. Tanto Tobi che Sara, angosciati, anelano la morte, ma si volgono al Signore. Ecco: Egli li ascolta. E il libro racconta in qual modo Dio viene incontro, mandando sui passi del figlio Tobia l'angelo Raffaele che lo condurrà a sposare Sara e a trovare il rimedio per la cecità di Tobi, utilizzando con audacia le parti di un pesce catturato proprio mentre insidia alla sua persona.

 

Contesto:

 

Ritornando a Ninive, il re assiro Sennacherib infuria contro gli Ebrei che vi aveva deportato. Tobi, che si era fatto una fortuna entrando nelle grazie del re, ora è travolto dalla persecuzione. Perde tutto, tranne la moglie, il figlio Tobia e quella profonda fede nel Dio d'Israele che lo fa essere compassionevole con tutti, anche con i morti che è solito seppellire, pur sapendo di rischiare la vita. Egli è il ritratto dell'uomo "giusto" che è tale e sa di esserlo davanti a Dio. Narra, in prima persona, la sua storia di esule perseguitato. Concomitante con la sua vicenda è quella di Sara, pur lontana nello spazio, ma nell'angoscia come lui.

 

Approfondimento del testo:

 

vv. 1-2      Tobi festeggia il rientro a casa e quella che pensa sia la fine dei suoi mali, con l'ospitalità conviviale aperta anche ai poveri.

vv.3-6            Il figlio Tobia lo avverte che imperversa di nuovo la persecuzione; ne è indizio un israelita ucciso per strada. Tobi a suo rischio ne ospita in casa il cadavere e, a sera, pietoso, lo seppellisce.

vv. 7-8      I vicini lo deridono: ha scampato la morte per poco, a causa del suo seppellire i morti, ed eccolo di nuovo rischiare la vita per questo atto di pietà che, nella loro mente, è una ridicola fissazione. Il cuore di Tobi, già triste per la calamità in cui riconosce l'avverarsi della profezia di Amos, viene ulteriormente amareggiato.

vv.9-10         Proprio allora, cerca ristoro dormendo all'aperto, e i suoi occhi vengono gravemente danneggiati dai passeri. Diventa cieco e, di conseguenza, povero.

vv. 11-14     Tobi è ulteriormente sospinto nel gorgo dell'angoscia perché, per colmo di sventura, la moglie stessa lo denigra e, come la moglie di Giobbe col marito (cfr Gb 2,9), insinua in Tobi il sospetto che Dio si prende gioco di lui.

vv.3,1-6        Tobi è affranto e desidera la morte, talmente la sofferenza lo attanaglia da ogni parte; però non si toglie la vita, ma con una "preghiera-grido esistenziale", sincero e umile si consegna a Dio, consapevole della sua piena solidarietà col suo popolo. Riecheggia nella sua preghiera angosciata il grido di Elia (1Re 19,4) e quello di Giobbe (7, 1). La morte desiderata, chiesta a Dio, dice fino a qual punto l'uomo giusto possa essere provato.

vv. 7-10        Contemporaneamente molto lontano da Ninive, a Ecbàtana (Media) Sara, figlia di Raguele (parente di Tobi) è insultata da una serva. Per un maleficio demoniaco la giovane donna sembra essere la causa della morte di ben sette uomini che successivamente perdono la vita, dopo averla appena sposata. La situazione è così drammatica che Sara decide d'impiccarsi. Prevale però un sentimento di pietà filiale che la spinge a gridare la sua sventura a Dio.

vv. 11-15     Com'è struggente, umanissima, la preghiera di Tobi, così è quella di Sara.

v. 16              Tobi torna in casa, Sara scende dalla camera e Dio ha già accolto l'una e l'altra preghiera, decidendo di intervenire misteriosamente (il mistero dell'angelo Raffaele, compagno di viaggio a Tobia) per mutare in bene ciò che aveva provocato tanto dolore. La preghiera di entrambi chiedeva la morte, ottiene invece la vita: una vita tutta percorsa dalla provvidenza di un Dio che è amore e pienezza di vita.

Meditiamo attualizzando:

 

Tobi è il tipico uomo "giusto" La "Legge"(la volontà di Dio) è per lui quel che conta. Per la fedeltà alla Legge (che voleva il seppellimento dei morti) egli mette a repentaglio la vita.

Dio si rivela scomodo e sconcertante. Salva Tobi dall'essere ucciso, ma permette la cecità, la povertà, la derisione. La moglie di Tobi insulta il marito di cui non capisce l'integrità morale, ma in sostanza rimprovera Dio :"Dove sono le tue elemosine?...Lo sanno tutti quello che ti hanno fruttato" (2,14). E' interessante il confronto con Giobbe, sua moglie, gli amici.

Dio è al di là delle mie logiche. Non posso permettermi di sindacare quello che permette o vuole. Credere che è amore è tutto. La fedeltà, la fiducia oltre ogni misura e la preghiera è quel che riscatta me dal non senso, spesso dalla tragedia.

La preghiera di Tobi e di Sara colpisce per la contemporaneità. Da luoghi tanto lontani, lo stesso grido esistenziale a Dio che tiene le fila della vita degli uomini: nulla è casuale! Intrecciando la vicenda del figlio Tobia a quella di Sara, Dio salva anche Tobi. L'unico modo per realizzarsi veramente è dunque coltivare anzitutto la fede nel Dio che ci conduce con misteriosa cura di noi. Non il caso, ma la provvidenza pervade la storia. Tobi e Sara pregano angosciati per ottenere ciascuno, a sé, la morte; Dio risponde aprendo loro una vita nuova che è segnata dalla Sua presenza amorosa (l'Angelo Raffaele ne è segno) sul nuovo cammino.

Quanto alla vicenda di Sara si evidenzia la misteriosa, ma reale azione di Asmodeo: il demonio a cui preme seminare la "morte" all'interno del matrimonio attraverso una gestione egoistica dell'amore. La sua però non è azione definitiva e vincente, se si ricorre alla preghiera.

 

La Parola m’interpella

 

*      Mi specchio un po' nel personaggio Tobi e, contemplando la sua bontà di cuore e l'integrità della sua coscienza, soprattutto la sua forte fede in Dio, m'impegno a crescere...

 

*      Sono forse un po' dalla parte della moglie di Tobi nella mia logica o mi radico nella piena fiducia in Dio, qualsiasi evento sopraggiunga?

 

*      Che posto ha la preghiera nella mia vita? Grido con dolore a Lui nella prova, ma credendo nella sua provvida cura per me e per tutti?

 

Cfr. le prospettive neotestamentarie:

Mt.6,25-34;    1Pt.3.13-17;    Rm.12,1-2.9-17.    Lc.11,9-13;    Ef.6,18;    Col.4,2;    1Ts.5,17;   1Tm. 2,8.

 

La meditazione non è fine a se stessa, ma tende a farmi entrare in dialogo con Gesù, a diventare preghiera.

 

 

 

ORATIO        Domando umilmente di poter essere coerente con le indicazioni emerse dalla meditatio. Esprimo fede, speranza, amore. La preghiera si estende e diventa preghiera per i propri amici, per la propria comunità, per la Chiesa, per tutti gli uomini. La preghiera si può anche fare ruminando alcune frasi del brano ripetendo per più volte la frase/i che mi hanno fatto meditare.

 

Dopo aver meditato sulla fede profonda di Tobia,

chiedo a Dio che anche in me la fiducia in Dio si radichi profondamente.

Invoco che il mio modo di pensare e di agire

sia simile alla "logica" di Tobia.

Non solo per me, ma per quelli che amo e per tutti

chiedo che la preghiera abbia un posto di grande rilievo nella vita di ognuno.

 

 

CONTEMPLATIO     Avverto il bisogno di guardare solo a Gesù, di lasciarsi raggiungere dal suo mistero, di riposare in lui, di accogliere il suo amore per noi. È l’intuizione del regno di Dio dentro di me, la certezza di aver toccato Gesù.

 

È Gesù che ci precede, ci accompagna, ci è vicino, Gesù solo! Contempliamo in silenzio questo mistero: Dio si fa vicino ad ogni uomo!

 

Per Cristo, con Cristo e in Cristo

a te, Dio Padre Onnipotente,

nell’unità dello Spirito Santo,

ogni onore e gloria

per tutti i secoli dei secoli.

 

 

ACTIO     Mi impegno a vivere un versetto di questo brano, quello che mi ha colpito di più nella meditatio, che ho ripetuto nell’oratio, che ho vissuto come adorazione e preghiera silenziosa nella contemplatio e adesso vivo nell’actio.

 

Si compie concretamente un’azione che cambia il cuore e converte la vita. Ciò che si è meditato diventa ora vita!

 

Prego con la Liturgia della Ore, l’ora canonica del giorno adatta al momento.

 

Concludo il momento di lectio recitando con calma la preghiera insegnataci da Gesù: Padre Nostro...

 

Arrivederci!

 

 

 

 

 

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Ritiro On Line in lingua inglese

ON LINE RETREAT

MARCH 2007

 

 

I worship the Word of God, the Icon and Crucifix.

 

I trace the Sign of my faith, the Sign of the Cross, on myself. It is the Sign which was given to me in Baptism and distinguishes me as Christian.

 

“Now that we are about to welcome his glorious Cross, the Cross that has accompanied young people on the roadways of the world, let this consoling and demanding word echo in the silence of your hearts: <Blessed are they…>”.

[XVII World Youth Day in Toronto, Welcoming Ceremony to the Young People, Address of John Paul  II, 25 July 2002]

 

“God, who became a lamb, tells us that the world is saved by the Crucified One, not by those who crucified him. The world is redeemed by the patience of God. It is destroyed by the impatience of man.”

[Mass for the beginning of the Petrine Ministry, Homily of Benedict XVI, 24 April 2005]

 

I invoke the Holy Spirit:

 

Come, Holy Spirit,

sweep across our communities like a raging wind,

come and upset our too rigid liturgies, our too fixed

parish and pastoral councils, our too erudite catecheses,

come and liven up our dusty, fossilised, too orderly communities.

Come, Holy Spirit, like a glowing fire,

burn all that prevents us following the Gospel of Jesus,

burn each of our mean actions, every useless load,

every fear and jealousy.

Inflame our hearts with true courage,

a boundless generosity, an inexhaustible mercy.

Come, Holy Spirit, and teach us to speak the only language everyone can understand:

the language of love, salvation, forgiveness.

Free us from all that complicates, weakens and annihilates our words.

Grant us to give everyone the good news with words full of goodness and respect.

 

Veni, Sancte Spiritus

Veni, per Mariam.

 

I contemplate the signs of the Passion which are impressed in the Crucifix.

 

“Gathered around the Lord's Cross, we look to Him…”

[XVII World Youth Day in Toronto, Welcoming Ceremony to the Young People, Holy Father's Address, 25 July 2002]

 

LECTIO          I open the Word of God and, while standing, read the passage.

 

From the book of Tobit (Tb 2,1-14; 3,1-17)

Chapter 2

1In the reign of Esarhaddon, therefore, I returned home, and my wife Anna was restored to me with my son Tobias. At our feast of Pentecost (the feast of Weeks) there was a good dinner. I took my place for the meal; 2the table was brought to me and various dishes were brought. I then said to my son Tobias, 'Go, my child, and seek out some poor, loyal-hearted man among our brothers exiled in Nineveh, and bring him to share my meal. I will wait until you come back, my child.' 3So Tobias went out to look for some poor man among our brothers, but he came back again and said, 'Father!' I replied, 'What is it, my child?' He went on, 'Father, one of our nation has just been murdered; he has been strangled and then thrown down in the market place; he is there still'. 4I sprang up at once, left my meal untouched, took the man from the market place and laid him in one of my rooms, waiting until sunset to bury him.  5I came in again and washed myself and ate my bread in sorrow, 6remembering the words of the prophet Amos concerning Bethel:

"I shall turn your festivals into mourning and all your singing into lamentation".

7And I wept. When the sun was down, I went and dug a grave and buried him. 8My neighbours laughed and said, 'See! He  is not afraid any more.' (You must remember that a price had been set on my head earlier for this very thing.) 'Once before he had to flee, yet here he is, beginning to bury the dead again.'

9That night I took a bath; then I went into the courtyard and lay down by the courtyard wall. Since it was hot I left my face uncovered. 10I did not know that there were sparrows in the wall above my head; their hot droppings fell into my eyes. This caused white spots to form, which I went to have treated by the doctors. But the more ointments they tried me with, the more the spots blinded me, and in the end, I became completely blind. I remained without sight four years; all my brothers were distressed on my behalf; and Ahikar provided for my upkeep for two years, until he left for Elymais.

11My wife Anna then undertook woman's work; she would spin wool and take cloth to weave;  12she used to deliver whatever had been ordered from her and then receive payment. Now on the seventh day of the month of Dystros, she finished a piece of work and delivered it to her customers. They paid her all that was due, and into the bargain presented her with a kid for a meal. 13When the kid came into my house, it began to bleat. I called to my wife and said, 'Where does this creature come from? Suppose it has been stolen! Let the owners have it back; we have no right to eat stolen goods.' 14She said, 'No, it was a present given me over and above my wages.' I did not believe her, and told her to give it back to the owners (I felt deeply ashamed of her). To which, she replied, 'What about your own alms? What about your own good works? Everyone knows what return you have had for them.'.

Chapter 3

1Then, sad at heart, I sighed and wept, and began this prayer of lamentation: 2'You are just, O Lord, and just are all your works. All your ways are grace and truth, and you are the Judge of the world.  3Therefore, Lord, remember me, look on me. Do not punish me for my sins or for my needless faults or those of my ancestors. 4For we have sinned against you and broken your commandments; and you have given us over to be plundered, to captivity and death, to be the talk, the laughing-stock and scorn of all the nations among whom you have dispersed us.  5And now all your decrees are true when you deal with me as my faults deserve, and those of my ancestors. For we have neither kept your commandments nor walked in truth before you.  6So now, do with me as you will; be pleased to take my life from me; so that I may be delivered from earth and become earth again. Better death than life for me, for I have endured groundless insult and am in deepest sorrow. Lord, be pleased to deliver me from this affliction. Let me go away to my everlasting home; do not turn your face from me, O Lord. Better death for me than life prolonged in the face of unrelenting misery: I can no longer bear to listen to insults.'

7It chanced on the same day that Sarah the daughter of Raguel, who lived in Media at Ecbatana, also heard insults from one of her father's maids. 8For she had been given in marriage seven times, and Asmodeus, the worst of demons, had killed her bridegrooms one after another before ever they had slept with her as man with wife. The servant-girl said, 'Yes, you kill your bridegrooms yourself. That makes seven already to whom you have been given, and you have not once been in luck yet. 9Just because your bridegrooms have died, that is no reason for punishing us. Go and join them, and may we be spared the sight of any child of yours!'. 10That day, she grieved, she sobbed, and she went up to her father's room intending to hang herself. But then she thought, 'Suppose they were to blame my father! They would say, 'You had an only daughter whom you loved, and now she has hanged for grief.' I cannot cause my father a sorrow which would bring down his old age to the dwelling of the dead. I should do better not to hang myself, but to beg the Lord to let me die and not live to hear any more insults.' 11And at this, by the window, with outstretched arms she said this prayer: "You are blessed, O God of mercy! May your name be blessed for ever, and may all things you have made bless you everlastingly. 12And now I turn my face and I raise my eyes to you. 13Let your word deliver me from earth; I can hear myself insulted no longer. 14O Lord, you know that I have remained pure; no man has touched me; 15I have not dishonoured your name or my father's name in this land of exile. I am my father's only daughter, he has no other child as heir; he has no brother at his side, nor has he any kinsman left for whom I ought to keep myself. I have lost seven husbands already; why should I live any longer? If it does not please you to take my life, then look on me with pity; I can no longer bear to hear myself defamed.

16This time the prayer of each of them found favour before the glory of God, and Raphael was sent to bring remedy to them both. He was to take the white spots from the eyes of Tobit, so that he might see God's light with his own eyes; and he was to give Sarah the daughter of Raguel as bride to Tobias son of Tobit, and to rid her of Asmodeus, that worst of demons. For it was to Tobias before all other suitors that she belonged by right. Tobit was coming back from the courtyard into the house at the same moment as Sarah the daughter of Raguel was coming down from the upper room.

 

Word of God

 

The Word of God written in the Bible should be read with a pen, not just with the eyes!

“Reading” also involves underlining the text so as to highlight the important parts.

It's a very simple thing, but must be done with a pen, it should not just be thought of.

 

MEDITATIO      While sitting, I read the Word slowly, several times. Reading the Word of God is also praying. We have entered the most sacred and longest phase of our on-line retreat: “The Great Silence”! The Holy Spirit is the protagonist.

 

The Book of Tobit was written around 200 b. C. It is a colourful narration filled with the most genuine Judaic religiousness. The events were probably not historically true, but the background certainly is.

The values which emerge go beyond Israel's faith and, especially with respect to family affections, the deep significance of the book anticipates the Christian feeling. Permeated with the sense of Providence, it gives us an insight into the fatherhood of a God who takes care of man and always answers those who invoke him.

 

History:

In Nineveh, Tobit is a deported Israelite: a thoroughly fair and good man. However, right after doing a good term, he becomes blind. In Ecbatana Sarah, the daughter of one of his relatives, lives through the ordeal of seeing seven husbands die one after another exactly on the wedding evening because of demon Asmodeus. Both Tobit and Sarah, deeply anguished, yearn for death, but they turn to the Lord. And He hears them. The book narrates the way God helps them, sending Raphael the Archangel to the son Tobias, who will thus be led to marry Sarah and find a remedy to Tobit's blindness, audaciously using the parts of a fish caught right when it was lying in wait for him.

 

Background:

On the way back to Nineveh, Assiryan king Sennacherib raged against the Jews he had deported. Tobi, who had made a fortune winning the king's favour, is now persecuted. He loses everything but his wife, his son Tobit and his deep faith in the God of Israel that makes him compassionate with everybody, even with the dead he is used to burying, albeit he is well aware he is risking his life. He is the portrait of the “just” man, who is such and is aware of being so before God. He narrates, in the first person, his story of a persecuted exile. Contemporary to his is the story of Sarah who, albeit far from him in terms of space, lives through the same ordeal.

 

A thorough reading of the text:

vv. 1-2      Tobit celebrates his return home and what he deems the end of his misfortune with a banquet; the poor are also invited.

vv.3-6            His son Tobias informed him that persecution is raging again; the death of an Israeli on the road is evidence of that. Tobias, at his own risk, takes home the man’s corpse  and in the evening, moved with pity, buries him.

vv. 7-8      His neighbours laugh at him: he escaped death by a hair’s breadth burying the dead, and here he is, risking again his life for this pitiful act which, in their minds, is a ridiculous obsession. Tobias, whose heart is already broken for the calamity in which he sees Amos’ prophecy come true, is further embittered.

vv.9-10         Right then, he seeks refuge sleeping outdoors, and his eyes get seriously damaged by the sparrows. He becomes blind and, consequently, poor.

vv. 11-14     Tobit is further dragged into a vortex of anguish because, to top it all, his wife herself denigrates him and, like Job’s wife with her husband (cf Jb 2,9), insinuates the suspicion in Tobit’s mind that God is making fun of him.

vv.3,1-6        Tobit is dismayed and wishes to die, his suffering gripping him on every side; but instead of taking his life, he gives himself up to God with a sincere, humble "prayer of lamentation", well aware of his solidarity with his people. Elijah’s cry (1kings 19,4) and that of Job (7, 1) re-echo in his anguished prayer. He wishes death and asks God for it, which proves how worn-out the just man can be.

vv. 7-10        At the same time, far away from Nineveh, in Ecbatana (Media),  Sarah, daughter of Raguel (related to Tobit) is insulted by a servant. For a demonic deed, the young woman seems to be the cause of death for as many as seven men who lose their lives soon after marrying her. The situation being so tragic, Sarah decides to hang herself. But a filial feeling of pity prevails, pushing her to cry out his anguish to God.

vv. 11-15     Tobit’s prayer is heart-breaking, deeply human, and so is Sarah’s.

v. 16              Tobit returns home, Sarah comes down from the upper room and God, who has already heard both prayers, decides to intervene in a mysterious way (the mystery of Raphael the angel, Tobias’ journey companion) to turn into good what had caused so much sorrow. Both prayers asked for death, instead they obtained life: a life covered by the providence of a God who is love and fullness of life.

 

 

 

Let us meditate the passage implementing it in today’s world:

Tobit is the typical "just” man".  The “law” (the will of God) is what counts to him. To comply with the law, which required the burial of the dead, he put his life in jeopardy.

God reveals Himself in a disquieting, disconcerting way. He saves Tobit from a violent death, but lets him become blind, poor and be laughed at. Tobit’s wife insults her husband whose moral integrity she fails to understand, but she basically holds it against God : "What about your own alms? ... Everyone knows what return you have had for them" (2,14). It is interesting to note the comparison with Job, his wife, his friends.

God is beyond my logic. I cannot dare to criticize what he allows or wants. Believing that He is love is everything. Fidelity, unlimited faith and prayer repay me for nonsense, often for tragedy.

Tobit’s and Sarah’s prayers are striking as they are said at the same time. From so faroff places, the same existential cry is raised to God who holds men’s and women’s threads of life: nothing is left to chance! By weaving together the son of Tobias’ and Sarah’s stories, God saves Tobit as well. The only way to achieve fulfilment is therefore to cultivate faith in that God who guides us on our paths in a mysterious way. Not chance, but providence pervades history. Tobit and Sarah pray with deep anguish and ask to die; God answers opening them a new life which is marked by His loving presence (Raphael the angel being the sign) on the new path.

As to Sarah’s story, particularly noteworthy is the mysterious, yet real action of Asmodeus, the demon who is anxious to sow "death" in the wedding through a selfish management of love. His action is, however, far from useful and winning, if prayer is resorted to.

 

The Word asks me questions

·         I identify myself with the character Tobias and, contemplating his good heart and his rightful conscience, especially for his great faith in God, I commit myself to growing...

 

·         Am I perhaps a bit on the side of Tobias’ wife in my logic or do I cling to a full confidence in God, whatever the events coming along ?

 

·         What place does prayer have in my life? Do I cry out to Him in grief whilst I am being tested, yet relying on His great care for me and everybody?

 

Cf. references in the New Testament :

Mt.6,25-34; 1P.3.13-17; Rm.12,1-2.9-17. Lk.11,9-13; Ep.6,18; Col.4,2; 1Ts.5,17; 1Tm. 2,8.

 

Meditation is not a practice for its own sake. It tends to make me enter into a dialogue with Jesus, to become prayer.

 

ORATIO        I humbly pray for being consistent with the indications emerged from the meditatio. I express faith, hope, love. Prayer extends and becomes such for our friends, our community, for the Church, for all men. Prayer can also be recited by ruminating over some phrases of the passage, repeating that or those which struck me most for my meditation.

 

After meditating Tobia’s great faith,

I ask God that my faith in Him will also take root.

I pray that my way of thinking and my conduct

may be similar to Tobia’s “logic”.

Not just for me, but for those I love and everyone,

I ask that prayer may hold a prominent place in everybody’s life.

 

 

CONTEMPLATIO     I feel the need to concentrate on Jesus only, to let myself be reached by His mystery, to rest on Him, to receive His love for me. It is the perception of the Kingdom of God penetrating me, it is the certainty of touching Jesus.

 

It's Jesus who precedes us, accompanies us, who is close to us, Jesus alone! Let's contemplate this mystery in silence: God is close to every man!

 

Through Him, with Him and in Him,

in the unity of the Holy Spirit,

all glory and honour is yours, Almighty Father,

forever and ever.

 

ACTIO    I commit myself to living out a verse of this passage, the one which struck me most in my meditatio, which I repeated in my oratio,  I lived as silent prayer and adoration in my contemplatio and I now live in my actio.

 

The action I've done changes my heart round and causes a U-turn in my life. What has been meditated becomes life now!

 

I pray with the Liturgy of the Hours, the canonical hour of the day suitable for the specific moment.

 

I conclude my lectio, reciting peacefully the prayer we have learnt from Jesus: Our Father....

 

Bye for now!!