RITIRO ON LINE                                                                                                   
marzo
2014  

 

Venero la Parola di Dio, l’Icona ed il Crocifisso.   Traccio sulla mia persona il Segno della mia fede, il Segno della Croce, mi metto alla presenza del Signore che vuole parlarmi. 

 

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia,

mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

 

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.

(dal salmo 22)

  Veni, Sancte Spiritus, Veni, per Mariam.

  

 

LE VIE PER LA FELICITA’

 Nelle beatitudini Gesù indica il cammino verso la vera felicità, che non è un sentimento bensì un’attitudine; non si basa su ciò che si possiede, ma su una gioia interiore, ben più profonda, che possiamo incontrare nell’intimo di noi stessi.

LA PRIMA VIA: LA POVERTA’

          

 

 

 

 

 

 

 

LECTIO  Apro la Parola di Dio e leggo in piedi i brani che mi vengono proposti.   

 

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3)

 

 

 

 «Disse loro: "Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche"» (Lc 9, 3)

 

 

 

 «Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire

 

 Dio e la ricchezza» (Lc 16, 13)

 

 

 

 “Chi ama il denaro non è mai sazio di denaro e chi ama la ricchezza non ha mai entrate sufficienti. Anche questo è vanità.

 

Con il crescere delle ricchezze aumentano i profittatori e quale soddisfazione ne riceve il padrone se non di vedere con gli occhi?

 

Dolce è il sonno del lavoratore, poco o molto che mangi; ma la sazietà del ricco non lo lascia dormire. Un altro brutto guaio ho visto sotto il sole:

 

ricchezze custodite dal padrone a suo danno. 

 

[...] Come è uscito dal grembo di sua madre, nudo ancora se ne andrà come era venuto, e dalle sue fatiche non ricaverà nulla da portare con sé”.

 

(Qo 5, 9-12.14)

 

 

“C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla

 

 sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

 

 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e

 

 vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gri­dando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la

 

 punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma". Ma Abramo rispose: "Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto

 

 i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un

 

 grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi". E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di

 

mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di

 

 tormento". Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro". E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si

 

 con verteranno". Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti" (Lc 16, 19-31)

 

 

 

“Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se,

 

 gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:

 

il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto»” (Mt 4,8-10)

 

 

 

“In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del ciclo e della terra, perché hai nascosto queste

 

 cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza»”  (Lc 10, 21).

 

 

 

“Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel

 

 campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e

 

 la compra” (Mt 13, 44-46)

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MEDITATIO   Seduto, rileggo la Parola per più volte, lentamente. Anche la lettura della Parola di Dio è preghiera. Siamo entrati in quella zona più sacra e più lunga del nostro Ritiro On Line: il grande silenzio !   Il protagonista è lo Spirito Santo.

 Il modo migliore per assaporare un brano delle Scritture è accoglierlo in noi come un cibo nutriente per il nostro spirito, è avere la certezza che sia Dio a volerci parlare per farci entrare nelle dimensioni del suo disegno di amore e di salvezza. Se ascoltiamo attentamente la Parola potremo entrare in un rapporto vivo con il Padre, per lasciarci plasmare dal suo stesso "cuore".

  

Prima via: la povertà

 

 “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3).

 Quando si parla di povertà, la prima cosa che viene in mente è la privazione di beni materiali.

Nella nostra cultura, essere poveri significa non possedere cose. La mancanza è ciò che caratterizza le persone che vivono in questa situazione.

 

Nel testo di Matteo, questa beatitudine è spiritualizzata. Felice non è il povero in quanto povero, ma chi si fa povero, qualcosa che va oltre la dimensione materiale: si fa povero nel cuore.

 

Ma la povertà che nasce dallo spirito suppone il distacco dalla materia.

È la raccomandazione che il Maestro fa ai discepoli inviati in missione:

«Disse loro: "Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche"» (Lc 9, 3).

Le parole di Gesù sembrano troppo radicali. E lo sono: nel cammino della nostra esistenza siamo inviati a vivere lungo le strade del mondo; quanto più bagaglio materiale acquisiamo, tanto più ne siamo imprigionati.

 

Relazioni di possesso?

 

Chi vive la povertà a partire dal cuore non stabilisce relazioni di possesso con le cose e le persone. L'avere non diventa una costrizione che ci incatena, lo scopo della vita. La maggioranza delle persone che aspirano alla ricchezza, trattano la materia in questo modo immaginando che il possederne sia garanzia di soluzione di tutti i problemi.

 

Non inganniamoci: ci sono molti ricchi che sono poveri di cuore, e molti poveri che sono estremamente gretti. Non si può generalizzare e nemmeno misurare questo insegnamento di Gesù con il conto bancario di nessuno.

Povero per Gesù è chi non vive nella ricerca sfrenata di possedere. Il peccato non consiste nell'essere ricchi, ma nella relazione che stabiliamo con il denaro.

I "ricchi" immaginano che il loro stato, il loro prestigio, il loro oro possano comprare tutto. Questo è il principale inganno prodotto dalla ricchezza. C'è chi crede che, dal momento che ha una condizione di vita migliore della maggioranza delle persone, sia migliore, speciale... qualcuno si sente addirittura divinizzato.

 

In un celebre detto, Gesù si riferisce a questo tema: «Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Lc 16, 13).

 

Dipendenza?

 

II problema allora sta proprio nella dipendenza completa dal denaro. Quando Gesù dice che non possiamo servire a due padroni, afferma che il denaro ha il potere di farci schiavi di esso, anzi, corriamo il rischio di trattare il denaro come un dio... di vivere in funzione di esso, perdere il sonno, la pace, nell'affanno di accumulare sempre di più. Per che cosa?

Il denaro acceca...

 

Chi ama il denaro non è mai sazio di denaro e chi ama la ricchezza non ha mai entrate sufficienti. Anche questo è vanità… ” (Qo 5, 9-12.14).

 

Non possiamo dire di amare Dio e di desiderare di servirlo se è il denaro che guida la nostra vita. Essere poveri in spirito significa sapere che le cose che abbiamo non ci appartengono, poiché non conserveremo nulla di ciò che abbiamo, soltanto di ciò che siamo.

 

Non andare oltre il proprio ombelico

 

Un buon esempio di povertà, ricchezza e rapporto con il denaro è la parabola raccontata da Gesù subito dopo aver detto che non possiamo servire a due padroni:

 

C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti… " (Lc 16, 19-31).

 

La chiave di interpretazione di questa parabola è che il ricco viveva nell'interesse del suo proprio lusso. Non aveva occhi per altro e non andava oltre il suo ombelico. Lazzaro, il povero, stava accasciato alla sua porta. Ma nessuno lo vedeva, anzi lo ignoravano tutti. Quando non si vive la povertà a partire dal cuore, si tende a non accorgersi più di nessuno che non sia se stesso. Non c'è carità, altruismo, donazione di sé... solo egoismo portato all'estremo.

 

Sembra un caso irreale, la puntata di un romanzo, ma se valutiamo bene il rapporto che abbiamo con il denaro ci accorgeremo che molte volte siamo portati a credere che la nostra felicità sta nelle cose che possiamo comprare.

 

Evangelizzatori o evangelizzati?

 

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo…»”  (Mt 4,8-10).

 

I religiosi (uomini e donne che si consacrano a Dio con i voti di povertà, castità e obbedienza) sono formati per vivere la povertà che parte dal cuore. Non si tratta di privarsi dei beni materiali, ma di consacrarsi totalmente e unicamente a Dio. Molte congregazioni religiose fanno in modo che i loro giovani in formazione facciano un'esperienza pastorale con persone che versano in difficoltà economiche o sono socialmente deboli. La prima intenzione non è quella di evangelizzare quelle persone, ma che questi giovani religiosi siano "evangelizzati" da loro, che sperimentino che in genere le persone che non hanno sono quelle che più sanno donare.

 

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito San­to e disse: «Ti rendo lode, o Padre…»”  (Lc 10, 21).

 

La povertà in spirito genera umiltà. E soltanto le persone umili sanno riconoscere la presenza, la manifestazione, la grazia di Dio nelle cose più semplici. Sono sensibili, riconoscenti... Altra caratteristica della persona che vive la povertà che parte dal cuore è la fiducia nella provvidenza di Dio. Quando crediamo che il nostro denaro può procurarci tutto, allora "Dio è morto" nel nostro modo di esistere.

 

Non manco di nulla

 

Credere nella provvidenza significa pregare come il salmista:

     

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.         

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.   (Sal 22).

 

La felicità nella povertà di cuore (esperienza di padre Erlin)

 

Quando frequentavo la facoltà di teologia, ho lavorato per due anni in una residenza che aveva nome "San Giovanni Battista", che accoglieva persone di varie parti del Brasile e di altri Paesi che venivano in quella città per cure contro il tumore. La terapia era generalmente lunga, e siccome le persone ospitate in gran parte erano povere, non potevano tornare spesso alle loro città di origine.

Il mio lavoro consisteva nell'avvicinare quelle persone e parlare con loro, una cosa semplice, niente di complicato... io parlavo poco, il mio compito era di ascoltare.

Ogni loro storia era per me un corso di teologia. Confesso che in molti casi piangevo dentro di me, sapendo che non potevo fare nulla.

In questo lavoro ho conosciuto una signora che era venuta per curare un tumore già diffuso in metastasi. Nella residenza era sola, la sua famiglia abitava molto lontano. Ciò che in questa signora, apparentemente povera, malata, sola, richiamava la mia attenzione era una gioia che contagiava tutti gli altri ospiti. Non era un sorriso artificiale, esterno, ma di una sincerità affascinante.

Un giorno, nel nostro colloquio, le chiesi: «Che cosa la fa sorridere, nonostante i suoi molti problemi?». Mi rispose: «Dio non ha mai smesso di sorridere per me, io soltanto lo ricambio». Apparentemente era sola, povera, malata... solo apparentemente.

I poveri in spirito sono felici, poiché trovano la loro ricchezza in Dio.

 

Il frutto della povertà: di essi è il regno dei cieli

 

II Regno dei Cieli sarà di coloro che qui in terra hanno vissuto anticipatamente l'essere governati dall'Altissimo. Non si tratta allora di una novità, ma di una continuazione in cielo di ciò che abbiamo sperimentato qui. Il povero in spirito pone tutta la sua fiducia in Dio e nella sua volontà, vive orientato ad essere un dono gradito al Padre.

Per questo, nel Regno Celeste prenderanno possesso del paradiso coloro che sono stati capaci di vivere staccati da tutto, che non hanno vissuto attaccati alle vanità e alle cose che passano.

Il Regno dei Cicli sarà di coloro che vivono liberamente senza lasciarsi irretire dalla prepotenza e dalla mancanza di umiltà.

 

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo…” (Mt 13, 44-46).

 

 ORATIO   Domando umilmente di poter essere coerente con le indicazioni emerse dalla meditatio. Esprimo fede, speranza, amore. La preghiera si estende e

diventa preghiera per i propri amici, per la propria comunità, per la Chiesa, per tutti gli uomini. La preghiera si può anche fare ruminando alcune frasi del brano

ripetendo per più volte la frase/i che mi hanno fatto meditare.

 

E’ bello quello che dici, Gesù,

però la crudezza della realtà

mi scuote da questa atmosfera di fascino

e mi porta alla deprimente quotidianità.

Mi dico: “No, non può essere vero!

Belle parole ma per un mondo di sogni”.

Vedi, Gesù, tu consideri “beati”

quelli che io considero infelici.

E’ un capovolgimento radicale di valori,

per questo mi è difficile ritenere vero

il vangelo delle beatitudini.

Aiutami, Gesù, a capire

che la vera felicità e contentezza

è stare dalla parte di Dio.

La tenerezza di Dio è indistruttibile,

colma di gioia

sia nelle situazioni di benessere

quando ci sembra palpabile la tua presenza,

sia nelle notti di solitudini

quando il suo amore

è solo intuito, sperato, creduto.

(don Canio Calitri)

 

 

CONTEMPLATIO     Avverto il bisogno di guardare solo a Gesù, di lasciarmi raggiungere dal suo mistero, di riposare in lui, di accogliere il suo amore per noi. È l’intuizione del regno di Dio dentro di me, la certezza di aver toccato Gesù.

 È Gesù che ci precede, ci accompagna, ci è vicino, Gesù solo! Contempliamo in silenzio questo mistero: Dio si fa vicino ad ogni uomo!

 

Per Cristo, con Cristo e in Cristo

a te, Dio Padre Onnipotente,

nell’unità dello Spirito Santo,

ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli.

Amen

 

 

 

 

 

ACTIO     Mi impegno a vivere un versetto di questi brani, quello che mi ha colpito di più.

Si compie concretamente un’azione che cambia il cuore e converte la vita. Ciò che si è meditato diventa ora vita!

Prego con la Liturgia delle Ore, l’ora canonica del giorno adatta al momento.

Concludo il momento di lectio recitando con calma la preghiera insegnataci da Gesù: Padre Nostro...

Arrivederci!

 

 

 (spunti liberamente tratti da una riflessione di padre Erlin, missionario claretiano)