RITIRO ON LINE
settembre - 2006  
 

Venero la Parola di Dio, l’Icona ed il Crocifisso.

 

Traccio sulla mia persona il Segno della mia fede, il Segno della Croce, il Segno che mi è stato donato nel Battesimo e che mi contraddistingue come cristiano.

 

“Accogliendo ora la sua Croce gloriosa, quella Croce che ha percorso insieme ai giovani le strade del mondo, lasciate risuonare nel silenzio del vostro cuore questa parola consolante ed impegnativa: <Beati…>”.

[XVII GMG Toronto, Festa di accoglienza dei giovani, Discorso di Giovanni Paolo II, 25 Luglio 2002]

 

“Il Dio, diventato agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini.”

[S. Messa di inizio del Ministero Petrino, Omelia di Benedetto XVI, 24 Aprile 2005]

 

Invoco lo Spirito Santo:

Vieni, luce vera,

vieni, vita eterna,

vieni, mistero nascosto,

vieni, tesoro senza nome,

vieni, realtà ineffabile,

vieni, felicità senza fine,

vieni, luce senza tramonto,

vieni, risveglio di coloro che sono addormentati,

vieni, resurrezione dei morti,

vieni, Onnipotente, che sempre crei, ricrei e trasformi col tuo solo volere.

Vieni, gioia eterna, vieni, Tu che hai desiderato e che desideri la mia anima miserabile.

Vieni, Tu il solo dal solo, perché tu lo vedi, io sono solo.

Vieni, Tu che mi hai separato dal tutto e mi hai fatto solitario in questo mondo.

Vieni, Tu che sei divenuto tu stesso il mio desiderio,

che mi hai fatto desiderare te, che sei l'assolutamente inaccessibile.

Vieni, mio respiro e mia vita,

vieni, consolazione della mia povera anima.

Vieni, mia gioia, mia gloria, mia delizia senza fine.

(Simone il Nuovo Teologo)

 

Veni, Sancte Spiritus

Veni, per Mariam.

 

 

Contemplo i segni della Passione che sono impressi nel Crocifisso.

 

“Raccolti intorno alla Croce del Signore, guardiamo a Lui…”

[XVII GMG Toronto, Festa di accoglienza dei giovani, Discorso del Santo Padre, 25 Luglio 2002]

 

 

LECTIO          Apro la Parola di Dio e leggo in piedi il brano

Dalla prima lettera dalla Prima Lettera di Giovanni 4,7-11

 7 Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. 8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9 In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. 10 In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. 11 Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.

 

Parola di Dio

 

 

La Parola di Dio scritta nella Bibbia si legge con la penna e non soltanto con gli occhi!

“Lettura” vuol dire leggere il testo sottolineando in modo da far risaltare le cose importanti.

È un’operazione facilissima, che però va fatta con la penna e non soltanto pensata.

 

MEDITATIO      Seduto, rileggo la Parola per più volte, lentamente. Anche la lettura della Parola di Dio è preghiera. Siamo entrati in quella zona più sacra e più lunga del nostro Ritiro on line: “Il Grande Silenzio”! Il protagonista è lo Spirito Santo.

 

La prima lettera di Giovanni è, per definizione, la lettera dell'Amore. L'apostolo evangelista, che ha chinato il capo sul cuore di Cristo nell’ultima cena, in forza dello Spirito Santo ci ha comunicato l'apice della rivelazione: Dio è amore. Egli per primo ci ha amati e noi siamo chiamati alla gioia della comunione con Lui in una assidua ricerca di unione tra noi.

 

Contesto:

Il brano s'inserisce in un avvertimento che l'autore dà ai suoi figli spirituali; cioè a quanti riconoscono "che Gesù Cristo è venuto nella carne" (4,2). Giovanni ancora afferma: "Colui che è in voi (ossia lo Spirito di verità che abita nel nostro cuore) è più grande di colui che è nel mondo", ossia dello spirito del male e dell'errore che non riconosce Gesù come Verbo di Dio incarnato e semina perciò confusione e menzogna. Lo spirito della menzogna rende incapaci di amare. Lo Spirito della verità, invece, conduce alla verità piena, che è il mistero dell'AMORE rivelato in Cristo Gesù.

 

 

Approfondimento del testo:

 

v 7a  Carissimi

La traduzione più esatta è "diletti". Importa comprendere questo che è il senso vero e significa letteralmente "amati da Dio" più che "miei cari". Questo termine "diletti" (cioè amati) è la chiave per capire tutto quello che segue.

 

 

“Amiamoci l'un l'altro perché l'amore è da Dio.” Questo imperativo "amiamoci" scaturisce dunque in direttissima da quella proposizione causale: "poiché siamo amati da Dio e l'amore viene da Dio". Diventa così di evidenza solare sia l'imperativo "amiamoci", sia tutto quello che è detto nei versetti seguenti. "L'amore viene da Dio" fa da trampolino di lancio. È come dire: possiamo amarci, dobbiamo amarci perché l'amore sgorga potente dalla forza creatrice e vivificante del Suo Spirito. Dire una cosa simile, a quei tempi e in quel contesto socio-culturale, era novità dirompente, luminosissima.

 

v. 7b Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.

La traduzione della TOB della Bibbia dice "perviene alla conoscenza di Dio", sottolineando così che la conoscenza di Dio è un fatto progressivo. È impegnandosi ad amare il prossimo che il credente si lascia continuamente "generare" da Dio, "si lascia fare" da Lui che lo inoltra sempre più nella conoscenza amorosa, esperienziale del suo mistero, della sua vita.

 

v. 8  Chi non ama non ha conosciuto Dio.

Rifiutare il rischio che è la gioia e insieme la fatica di amare, significa precludersi la conoscenza di Dio, perché Dio è amore. Qui la Parola tocca uno degli apici di tutta la Bibbia. Davvero questa è l'essenza di Dio. Egli è Padre e Madre e Sposo e Fratello e Amico. Sono tutti nomi veri e consolatori. Ma Dio "è più intimo a me di me stesso" come dice Sant’ Agostino; è l'Amore da cui io continuamente sono generato. Egli è sorgente di ogni vita che voglia diventare capace di amare.

v. 9a In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo.

Il testo originale è en hemin, e non significa tanto "per noi" quanto "in noi". Ecco in che cosa consiste l'amore di Dio che si manifesta tra le sue creature: il dono dell'incarnazione del Verbo, la sua passione e morte in croce e la sua risurrezione. Ed è l'unica vittoria sullo spauracchio che incatena l'uomo: la morte. San Giovanni, più avanti, dirà che noi riusciamo ad amare i fratelli proprio per questo: perché Dio, con questo incommensurabile dono che è il mistero pasquale, "ci ha amati per primo" (v. 19).

 

v. 9b Perché noi avessimo la vita per Lui.

Tutto ci viene di lì. Noi non abbiamo incominciato da noi stessi quella qualità vera di vita che è poter amare, impegnarsi ad amare. Ma Dio, proprio perché noi potessimo vivere quella vera vita, ha manifestato il suo essere amore dando, sulla croce, la vita del Figlio Gesù.

 

v. 10a             In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato suo Figlio come vittima per i nostri peccati.

San Giovanni insiste su ciò che è fondamentale, per il nostro cammino spirituale: l'iniziativa dell'amare, del costruire la vita amando Dio e amandoci è assolutamente sua. E la prova sta in questo: l'enormità del peccato è stata riscattata da Gesù. Lui è la vittima espiatoria. Al v. 14 Giovanni insisterà: "E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato suo Figlio come salvatore del mondo".

 

v. 11 Carissimi, se Dio ci ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.

Ritorna, nel testo originale, la parola "diletti" che significa "amati da Dio". Ed ora diventa chiarissimo il rapporto tra l'amore che Dio ha per noi e l'amore tra noi. L'amore di Dio per noi è tutt'altro che una realtà che si esaurisce nella sfera dei sentimenti. Dal fatto che l'amore di Dio è sfociato nel dono totale del Figlio, fino all'estremo darsi in croce, scaturisce il comando dell'amore fraterno: chiave interpretativa di tutto il cammino cristiano.

 

 

Meditatio

 

La bellezza, la stabilità, la pace, il respiro che vivifica le nostre giornate è, di fatto, una realtà salda come la roccia: fede nell'amore. In questo stesso capitolo 4, Giovanni scrive: "Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi" (v. 16). E poiché, come abbiamo visto, l'iniziativa è assolutamente gratuita da parte di Dio, noi siamo chiamati a giocarci dentro la gioia-fatica di amare: una gioia-fatica che è anzitutto frutto dello Spirito di cui Dio ci ha fatto dono (cfr v. 13b).

I santi hanno capito, dentro la concretezza del quotidiano, che "se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi" (v. 12b).

"Dio è amore chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (v. 16b). Allora nella nostra vita si fa chiarezza. Dio nel darci il Figlio Unigenito, ci propone il suo stesso stile di amore. In questo suo darsi e regalarsi, in questo suo aver misericordia e compassione, in questa sua ferma volontà di salvare è il vero amore perché proprio questo forma la sua essenza: l'essenza di Dio!

Così e solamente così mi è dato di capire che anche in me l'amore non può ridursi a un solo fatto di sentimento, ma è anzitutto un atteggiamento tipico dell'interiorità perché tutto il contesto di questo brano e lo Spirito che tutto vivifica comunicano alla parola AMORE una profondità, un respiro, una forza da non perdere e da non lasciar soffocare all'insegna dell'esteriorità istintiva.

Amare diventa dunque chiedere al Signore di avere un cuore buono e sincero: "L'amore - dice San Paolo - non abbia finzioni; fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno […], rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto" (Rm 12,9-10.15).

Così amare vuol dire cercare di mettersi sempre in sintonia con l'altro. Simpatia ed empatia, significa, in forza dello Spirito, entrare nella gioia e nel dolore dell'altro, nel suo modo di sentire e di pensare, mettersi nei suoi panni. Posso non condividere quello che l'altro pensa. L'amore non mi chiede di pensare come lui, ma di amarlo nella sua "diversità" quand'anche il suo modo di pensare fosse opposto al mio. L'amore mi chiede di astenermi dal giudicarlo, e di regalargli per quel che posso, il mio aiuto.

 

Ø      Chiedo allo Spirito con perseveranza, ogni giorno, la capacità e la forza di amare?

 

Ø      So entrare in relazione con l'altro a cominciare da chi mi sta accanto? C'è in me l'atteggiamento di profondo rispetto e di volerlo capire dal di dentro delle sue richieste profonde, forse silenziose o imbarazzanti o… maldestre?

 

Ø      Quando e perché scattano in me atteggiamenti di chiusura, di pretesa, d'insofferenza, di aspro giudizio nei confronti dell'altro?

 

Ø      Quando e perché pretendo di essere capito/a piuttosto che impegnarmi a capire?

 

Ø      Rifiuto la grettezza di cuore e miro a dilatare questo mio cuore nel perdono facile, nella prontezza a sorridere, a sdrammatizzare, a sacrificarmi senza vittimismi, a nulla pretendere ed a capire che, come dice Gesù, "c'è più gioia ne dare che nel ricevere" (At 20,35)?

 

 

La meditazione non è fine a se stessa, ma tende a farmi entrare in dialogo con Gesù, a diventare preghiera.

 

ORATIO        Domando umilmente di poter essere coerente con le indicazioni emerse dalla meditatio. Esprimo fede, speranza, amore. La preghiera si estende e diventa preghiera per i propri amici, per la propria comunità, per la Chiesa, per tutti gli uomini. La preghiera si può anche fare ruminando alcune frasi del brano ripetendo per più volte la frase/i che mi hanno fatto meditare.

 

Nella quiete e nella preghiera

invoco dallo Spirito Santo che mi dia "un cuore di carne" (cfr Ez 36,26),

cioè un cuore capace di giocarsi in relazioni di bontà,

di affabilità, un cuore tutto volto al bene delle persone

con cui il Signore mi dà di entrare in relazione.

Convincimi, Signore, che se non sto unito a Te,

mai porterò il frutto del vero amore.

Dammi di percepirmi amato da Te,

perché io impari ad amare ognuno.

 

CONTEMPLATIO     Avverto il bisogno di guardare solo a Gesù, di lasciarsi raggiungere dal suo mistero, di riposare in lui, di accogliere il suo amore per noi. È l’intuizione del regno di Dio dentro di me, la certezza di aver toccato Gesù.

 

È Gesù che ci precede, ci accompagna, ci è vicino, Gesù solo! Contempliamo in silenzio questo mistero: Dio si fa vicino ad ogni uomo!

 

Per Cristo, con Cristo e in Cristo

a te, Dio Padre Onnipotente,

nell’unità dello Spirito Santo,

ogni onore e gloria

per tutti i secoli dei secoli.

 

ACTIO     Mi impegno a vivere un versetto di questo brano, quello che mi ha colpito di più nella meditatio, che ho ripetuto nell’oratio, che ho vissuto come adorazione e preghiera silenziosa nella contemplatio e adesso vivo nell’actio.

 

Si compie concretamente un’azione che cambia il cuore e converte la vita. Ciò che si è meditato diventa ora vita!

 

Prego con la Liturgia della Ore, l’ora canonica del giorno adatta al momento.

 

Concludo il momento di lectio recitando con calma la preghiera insegnataci da Gesù: Padre Nostro...

 

Arrivederci!