RITIRO ON LINE
ottobre - anno del Signore 2004
 
 
 
Venero la Parola di Dio, l’Icona ed il Crocifisso.

Traccio sulla mia persona il Segno della mia fede, il Segno della Croce, il Segno che mi è stato donato nel Battesimo e che mi contraddistingue come cristiano.

“Accogliendo ora la sua Croce gloriosa, quella Croce che ha percorso insieme ai giovani le strade del mondo, lasciate risuonare nel silenzio del vostro cuore questa parola consolante ed impegnativa: <Beati…>”.
[XVII GMG Toronto, Festa di accoglienza dei giovani, Discorso del Santo Padre, 25 Luglio 2002]

Invoco lo Spirito Santo:

O Signore,
infondi il tuo Santo Spirito in noi e rendici docili alla sua voce.

Donaci lo Spirito di sapienza
perché possiamo apprezzare e gustare le cose divine.

Concedici lo Spirito d'intelligenza
perché sappiamo comprendere
la tua Parola e comunicarla agli altri.

Illuminaci col dono della scienza
e fa' che vediamo Te nelle persone,
nelle cose e negli eventi della vita e della società.

Guidaci col dono del consiglio
e aiutaci a scegliere sempre quel che è più utile per la tua gloria,
per il vero bene nostro e dei fratelli.

Sostienici con lo Spirito di fortezza
perché possiamo resistere alle attrattive del male
e alle difficoltà del bene.

Comunicaci lo Spirito di pietà
per sperimentare la tua tenerezza paterna
e trattarti come figli docili e affezionati.

Assistici col dono del timore
perché siamo sempre delicatissimi per non darti
dispiacere neppure nelle piccole cose.

Forma in noi Gesù come l'hai formato nel seno di Maria.
(Carmelo Conti Guglia)


Contemplo i segni della Passione che sono impressi nel Crocifisso.

“Raccolti intorno alla Croce del Signore, guardiamo a Lui…”
[XVII GMG Toronto, Festa di accoglienza dei giovani, Discorso del Santo Padre, 25 Luglio 2002]
 

 
LECTIO      Apro la Parola di Dio e leggo in piedi il brano – Genesi 15,1-20

1 Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”. 2 Rispose Abram: “Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco”. 3 Soggiunse Abram: “Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede”. 4 Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: “Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede”. 5 Poi lo condusse fuori e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. 6 Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. 7 E gli disse: “Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese”. 8 Rispose: “Signore mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso? ”. 9 Gli disse: “Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione”. 10 Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. 11 Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava. 12 Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un oscuro terrore lo assalì. 13 Allora il Signore disse ad Abram: “Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. 14 Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze. 15 Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo una vecchiaia felice. 16 Alla quarta generazione torneranno qui, perché l’iniquità degli Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo”.
17 Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi. 18 In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram:

«Alla tua discendenza
io do questo paese
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate;

19 il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, 20 gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim, 21 gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei».

Parola di Dio

 

La Parola di Dio scritta nella Bibbia si legge con la penna e non soltanto con gli occhi!
“Lettura” vuol dire leggere il testo sottolineando in modo da far risaltare le cose importanti.
È un’operazione facilissima, che però va fatta con la penna e non soltanto pensata.

 
MEDITATIO      Seduto, rileggo la Parola per più volte, lentamente. Anche la lettura della Parola di Dio è preghiera. Siamo entrati in quella zona più sacra e più lunga del nostro Ritiro on line: “Il Grande Silenzio”! Il protagonista è lo Spirito Santo.

Nel capitolo 15 del libro della Genesi, la storia di fede di Abramo si fa più concreta. Questo racconto è della tradizione jahvista dove sono forse incorporate le prime tracce dell’elohista. La fede è semplice. Non consiste da principio nel sapere tante cose su Dio. Ma quando Dio ha detto ad Abramo «Parti!», egli si è alzato ed è partito. La fede è il moto di tutto l’essere che si abbandona a Dio e mette a repentaglio anche la propria vita per Dio. Questa fede è messa alla prova; le promesse tardano a realizzarsi. Nella terra di Canaan, Dio contrae ufficialmente l’alleanza con il suo amico. Esse sono allora rinnovate e sigillate da un’alleanza. La fede di Abramo è la fiducia in una promessa umanamente irrealizzabile. Dio gli riconosce il merito di quest’atto, lo mette in conto alla sua giustizia, essendo il «giusto», l’uomo la cui sottomissione rendono gradito a Dio. La fede di Abramo comanda la sua condotta di vita.

Viene descritto l’antico rito dell’alleanza: i contraenti passavano tra le carni sanguinanti e invocavano su di sé la stessa sorte riservata a queste vittime, se trasgredivamo al loro impegno. Sotto il simbolo del fuoco [cfr il roveto ardente Es 3,2; la colonna di fuoco Es 13,21; il Sinai fumante Es 19,18] è Jahvè che passa, e passa solo, poiché la sua alleanza è un patto unilaterale. È un impegno solenne, sigillato da un giuramento imprecatorio, cioè il passaggio tra animali divisi. Dio accetta di essere tagliato in due, come gli animali del sacrificio, se mancasse alla sua promessa, alla promessa senza condizioni! Una volta per tutte, Dio si è impegnato a condurre l’uomo alla felicità nella terra e nel popolo di Dio. Abramo ha lasciato tutto e ormai la sua sicurezza, l’unica sua sicurezza – e la nostra – sarà la fedeltà di Dio.

 

La fede, questo moto essenziale di tutto l’essere che si volge verso Dio, dev’essere perfetta e totale fin dall’inizio, altrimenti non è fede, con anche momenti di sconforto e di aridità. Ma, per rimanere tale anche in seguito, deve continuamente adattarsi al piano di Dio sempre meglio capito, man mano che il dialogo ne mostra tutte le esigenze.

Dio disse ad Abramo: «Tu sarai padre di un grande popolo…» Ora, sua moglie è sterile! Dio gli ha detto ciò che sarebbe avvenuto. Non gli ha detto come. Tocca all’uomo cercare il come. Dio fa tutto, ma a condizione che noi facciamo tutto. È commovente veder come Abramo si sforzi di attuare il piano di Dio, con tutte le sue possibilità di uomo. E Dio, ogni volta, lo porterà, con nuove esigenze, a superarsi fino al dono totale.

Troppe volte leggiamo il racconto di Abramo solo dal punto vista della sua fede, dimenticando che il fulcro del racconto è il progressivo e definitivo compromettersi di Dio con un uomo e con la sua famiglia. Tutta la vicenda di Abramo è la scoperta di un Dio diverso dagli idoli del tempo che chiedono sacrifici anche umani e non accettano alcuno «contratto» con l’uomo. Il Dio che progressivamente si manifesta ad Abramo, il Dio in cui anche noi crediamo, è invece impegnato per l’uomo al punto che accetta, in quel rito impressionante, di allearsi per sempre con lui. Ogni generazione ha bisogno di riscoprire Dio e di ritrovare la fiducia in lui, soprattutto quando gli eventi sembrano negare una reale solidarietà con l’uomo. Il nostro cuore è spesso attanagliato dall’incertezza e quasi grida che Dio, se c’è, non partecipa alle vicende umane.
 

Per la riflessione:
 

Ø L'iniziale scambio di battute, tra Dio ed Abramo, in questo passo della Genesi, potrebbe essere simile a qualcuna delle nostre «conversazioni» con Dio. Lui ci fa capire che non dobbiamo temere perché ci farà sempre da scudo, ma noi non abbiamo sempre il cuore pronto per ascoltarlo e capirlo. «Mio Signore che mi darai?» È spesso difficile vedere i doni di Dio nella nostra vita... forse perché non corrispondono alle nostre richieste! Abramo, però, è riuscito a fare il passo successivo: «Egli credette al Signore». Il «trucco» è tutto qui! Affidarsi senza riserve a chi già si fida di noi e ci ama... senza riserve. La relazione con il Signore, però, deve essere qualcosa di concreto e di coinvolgente in modo pieno, il suo «giogo» è leggero ma è comunque un segno del nostro legame con Lui.
Sono pronto anche io, come Abramo, a fare il passo successivo con piena fiducia nel Signore? Sono convinto del suo «non temere»? Mi lascio coinvolgere dalla relazione con Lui? Mi impegno quindi, anche se con tutte le mie difficoltà, a fare la mia parte, e a farla bene?

Ø Siamo disposti a lasciare le nostre sicurezze, anche economiche, per una missione tra coloro che fanno più fatica? Siamo pronti a lasciare alcuni piccoli “vizi” che ci danno appagamento? Siamo disponibili a superare le nostre convinzioni religiose verso un cambiamento di mentalità? Ciò che siamo disposti a lasciare per fare la volontà di Dio non è forse la misura della nostra fiducia in Lui? Non chiede Dio di lasciare un qualche bene perché ha in serbo di donarcene uno più grande?

Ø Davvero Dio è solidale con l’uomo? Fino a che punto è fedele al suo contratto con Abramo e con ogni uomo? Quale rito può renderci nuovamente certi della fedeltà di Dio, se non quello che viene celebrato rivivendo la morte e la risurrezione di Gesù Cristo, suo Figlio?

 

VALIGIE MAI DISFATTE!

Nomade.
Inquieto nell'attesa.
Vigilante dormo poco
attento ai passi di quanti incontro.
Fiducioso paziento
con lo sguardo rivolto al cielo
al mio tesoro:
la tua paternità e il bene che desideri per me
la tua provvidenza e per come mi accompagni.
Pellegrino ora, sempre in viaggio
opere buone precedono i miei passi.


Dai Padri della Chiesa:

Conserva incontaminato in me, ti prego, questo rispetto assoluto per la mia fede e fino alla dipartita del mio spirito dona alla mia coscienza di proclamarla, affinché possa ottenere per sempre quello che ho professato nel simbolo, quando fui battezzato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; cioè che adori te, nostro Padre, e insieme con te il Figlio tuo; che meriti lo Spirito Santo tuo che esiste da te per mezzo del tuo Unigenito. E` infatti per me testimone pienamente attendibile di questa fede colui che dice: «Padre, tutto ciò che è mio è tuo e tutto ciò che è tuo è mio» (Gv 17,10); cioè il mio Signore Gesù Cristo: che resta in te, da te e presso te Dio in eterno: che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen.

 Ilario di Poitiers, La Trinità, 12,57
 
 

La meditazione non è fine a se stessa, ma tende a farmi entrare in dialogo con Gesù, a diventare preghiera.


ORATIO      Domando umilmente di poter essere coerente con le indicazioni emerse dalla meditatio. Esprimo fede, speranza, amore. La preghiera si estende e diventa preghiera per i propri amici, per la propria comunità, per la Chiesa, per tutti gli uomini. La preghiera si può anche fare ruminando alcune frasi del brano ripetendo per più volte la frase/i che mi hanno fatto meditare. Se sei in difficoltà, puoi pregare così:
 

Aiutami Signore a cercare sempre e prima di ogni cosa il tuo
regno perché tutto il resto...

Sostieni la mia speranza perché io sappia rivolgere lo sguardo
sempre verso il cielo; il tesoro della tua paternità contagi il
mio cuore, che pulsi di amore senza mai arrendersi, possa io mai
stancarmi di servire i tuoi poveri e bisognosi.

Pietà, Signore, per tutte quelle volte che egoisticamente ho
ricercato solo il mio interesse, per costruirmi il mio regno.

Pietà Gesù, per tutte quelle volte che non ho venduto il mio
egoismo e dato in elemosina il bene che ero capace di fare.
Borse di inconsistenza mi hanno reso apatico e intollerante.

Pietà Maestro, per tutte quelle volte che per vendetta o
rivalità, ho sepolto la grazia che mi concedevi, i doni elargiti.

Pietà Signore Gesù, per tutte quelle volte che non sono stato
attento, responsabile, vigile, mi sono lasciato andare in
perdite di tempo, ozi e gozzoviglie,
abbuffandomi di inutilità e non-senso.

Pietà Gesù sposo e compagno di viaggio, per tutte quelle volte
che non ti ho atteso, non ho aspettato nulla dalla vita, ho
rinnegato ogni possibilità di futuro, arreso alla fine,
sconfitto nell'entusiasmo, deluso dalle relazioni.

Pietà Gesù agnello mansueto, per tutte quelle volte che non ti
ho permesso di prepararmi la mensa del tuo corpo e nutrirmi
della tua vita.

Pietà Gesù legittimo Signore, per tutte quelle volte che mi sono
lasciato scassinare la casa, il cuore e la mente, da pensieri di
morte, angosce e paure, rifiutando di cingermi di speranza e
lasciarmi illuminare dalla lanterna della tua parola. Mi sono
lasciato rapinare tutto il bello con il quale mi avevi educato e
convinto.

Pietà Gesù risorto, per tutte le volte che rifiuto l'idea di
tenermi pronto...

Gesù, la luce della tua parola sempre mi illumini, rendendomi
attento al tuo arrivo, saggio nel discernimento, pronto ad
accoglierti nella fedeltà.

(Mimmo Castiglione)

 
CONTEMPLATIO     Avverto il bisogno di guardare solo a Gesù, di lasciarsi raggiungere dal suo mistero, di riposare in lui, di accogliere il suo amore per noi. È l’intuizione del regno di Dio dentro di me, la certezza di aver toccato Gesù.

Pregare ???
Pregare significa ascoltare Dio che ci parla.
Pregare significa imparare ad ascoltare.
Pregare significa scoprire che Dio ci ama.
Pregare è allo stesso tempo: ascolto del Signore,
mettersi a sua disposizione, lode e azione di grazie, slancio finale,
domanda fiduciosa.
Pregare significa accogliere in noi lo Spirito.
Pregare significa lasciarsi rinnovare da Dio.
Pregare significa presentarsi a Dio completamente liberi,
abbandonarsi a lui, pronti a ricevere ogni cosa da lui e dagli uomini.
Pregare significa entrare in relazione con il Dio vivente.
Pregare significa tendere l'orecchio e sforzarsi di percepire
il messaggio di Dio.
Pregare significa impegnarsi totalmente.
Pregare significa credere che in fondo alla strada c'é la luce.


È Gesù che ci precede, ci accompagna, ci è vicino, Gesù solo! Contempliamo in silenzio questo mistero: Dio si fa vicino ad ogni uomo!
 

Per Cristo, con Cristo e in Cristo
a te, Dio Padre Onnipotente,
nell’unità dello Spirito Santo,
ogni onore e gloria
per tutti i secoli dei secoli.


 
ACTIO     Mi impegno a vivere un versetto di questo brano, quello che mi ha colpito di più nella meditatio, che ho ripetuto nell’oratio, che ho vissuto come adorazione e preghiera silenziosa nella contemplatio e adesso vivo nell’actio.

Si compie concretamente un’azione che cambia il cuore e converte la vita. Ciò che si è meditato diventa ora vita!
 

Prego con la Liturgia della Ore, l’ora canonica del giorno adatta al momento.

Concludo il momento di lectio recitando con calma la preghiera insegnataci da Gesù: Padre Nostro...

Arrivederci!