RITIRO ON LINE
settembre - 2008  
 

 

Venero la Parola di Dio, l’Icona ed il Crocifisso.

 

Traccio sulla mia persona il Segno della mia fede, il Segno della Croce, il Segno che mi è stato donato nel Battesimo e che mi contraddistingue come cristiano.

 

“Accogliendo ora la sua Croce gloriosa, quella Croce che ha percorso insieme ai giovani le strade del mondo, lasciate risuonare nel silenzio del vostro cuore questa parola consolante ed impegnativa: <Beati…>”.

[XVII GMG Toronto, Festa di accoglienza dei giovani, Discorso di Giovanni Paolo II, 25 Luglio 2002]

 

“Il Dio, diventato agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini.”

[S. Messa di inizio del Ministero Petrino, Omelia di Benedetto XVI, 24 Aprile 2005]

 

Invoco lo Spirito Santo:

 

 

Spirito di vita, per la cui opera il Verbo si è fatto carne

nel seno della Vergine, donna del silenzio e dell'ascolto,

rendici docili ai suggerimenti del tuo amore,

e pronti sempre ad accogliere i segni dei tempi

che Tu poni sulle vie della storia.

 

Vieni, Spirito d'amore e di pace!

 

A Te, Spirito d'amore,

con il Padre onnipotente e Figlio unigenito,

sia lode, onore e gloria

nei secoli senza fine.

Amen

(Giovanni Paolo II)

 

Veni, Sancte Spiritus

Veni, per Mariam.

 

 

Contemplo i segni della Passione che sono impressi nel Crocifisso.

“Raccolti intorno alla Croce del Signore, guardiamo a Lui…”[XVII GMG Toronto, Festa di accoglienza dei giovani, Discorso del Santo Padre, 25 Luglio 2002]

 

LECTIO          Apro il Vangelo e leggo in piedi il brano dal Vangelo secondo Luca (16,1-13)

 1Diceva anche ai discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. 3L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. 4 So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. 5 Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: 6 Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. 7 Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. 8 Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

9 Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. 10 Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. 11 Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? 12 E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? 13 Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».

 

Parola del Signore

 

 

La Parola di Dio scritta nella Bibbia si legge con la penna e non soltanto con gli occhi!

“Lettura” vuol dire leggere il testo sottolineando in modo da far risaltare le cose importanti.

È un’operazione facilissima, che però va fatta con la penna e non soltanto pensata.

 

MEDITATIO             Seduto, rileggo la Parola per più volte, lentamente. Anche la lettura della Parola di Dio è preghiera. Siamo entrati in quella zona più sacra e più lunga del nostro Ritiro on line: “Il Grande Silenzio”! Il protagonista è lo Spirito Santo.

 

Si tratta di una parabola che, sulle prime, sorprende e (in certo senso), scandalizza. Si apparenta a quella narrata da Mt 18,26 intorno al debito da capogiro per il quale un servo scongiura il padrone di rimandare il tempo della restituzione. Con tutta probabilità, Gesù si riallaccia a un avvenimento che gli è stato riferito da gente indignata. Ci si aspetta riprovazione? No, perché Gesù prende la palla al balzo, non per fare la "morale", ma per rendere avvertiti gli uditori che anche loro hanno l'acqua alla gola, perché presto dovranno rendere conto a Dio di come hanno impiegato i beni quaggiù. E allora? Conta l'avvedutezza e la pronta audacia e decisione di questo amministratore.

 

Contesto:

Nel cap. 15 di Luca, Gesù ha narrato le tre parabole della misericordia per rivelare come Dio sia un Padre che nel suo amore per noi è fuori di ogni misura. Nel discorso della montagna ci aveva detto come fare per diventare come Lui: "Siate misericordiosi com'è misericordioso il Padre vostro" (6,36). Qui ci insegna concretamente con quale audacia e avvedutezza si può prendere in mano la propria situazione e gestire i propri beni, la propria vita (in realtà niente è nostro, tutto appartiene a Dio) fuori dal registro dell'egoismo.

 

Struttura:

Sono 5 i nuclei narrativi:

vv. 1-2          Un uomo ricco si rende conto che un suo amministratore dilapida i suoi beni. Lo chiama alla resa dei conti e minaccia di scacciarlo.

vv. 3-4          L'amministratore riflette tra sé e sé ("conosceva", testo originale) quello che deve fare in questo grave frangente: si farà degli amici che lo ospitino a casa loro, quando perderà il posto e tutto.

vv. 5-7          Eccolo all'opera: sia pur in modo fraudolento, egli condona ai conservi del padrone. Entra nell'ottica della misericordia, sia pur in ordine a beni che non sono suoi.

vv. 8-9          È il centro della parabola. Il Signore elogia (verbo usato solo 5 volte in tutto il NT) l'amministratore per questo suo saggio agire. E Gesù invita i discepoli ad essere anch'essi saggi nel gestire le ricchezze (in genere frutto di accumulo ingiusto!) dentro quella giustizia d'amore che è la "condivisione" con chi non ha.

vv. 10-13   Qualche raccomandazione in ordine al modo di gestire i beni di questo mondo fino a puntualizzare l'incompatibilità del servire Dio e mammona (= gli averi ingiustamente ammassati, e quasi idoli).

 

 

Approfondimento del testo:

L'uomo ricco è il Signore (v.1), l'unico a cui veramente appartiene "la terra e quanto contiene, l'universo e i suoi abitanti" (Sal 24,1).

L'amministratore siamo noi. "Cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto perché te ne vanti?" (1Cor 4,7). Il "barare" su queste due identità è devastazione: ateismo pratico che fa perdere il senso di sé, di Dio, delle cose. L'amministratore è accusato di dilapidare i beni del Signore: come noi quando roviniamo, in noi e attorno a noi, ciò che è di Dio.

"Rendi conto della tua amministrazione" (v.2). È quello che ci sarà chiesto alla morte. Importante prenderne coscienza ora.

"Conobbi che fare" (v.4) (conoscere è il verbo del testo originale). Quello che si deve fare è anzitutto "conoscere e credere all'amore di Dio per noi" (cfr 1Gv 4,16) e poi subito diventare misericordiosi come Lui (cfr Lc 6,36). Ciò che l'amministratore decide di fare è prendere la strada dell'amore, del condono. È questo che il Signore elogia (v. 8).

La disonestà dell'amministratore era l'indebita appropriazione precedente dei beni che non erano suoi ma del Signore. Resta poi "amministratore dell'ingiustizia" (testo originale v.8) perché quaggiù noi amministriamo pur sempre denaro, beni che, lungo tutta la storia, sono spesso frutto di furti, di prevaricazioni, oppressione, sfruttamento, ingiustizia. Come i figli di questo mondo sono avveduti nel discernere il loro interesse, così i discepoli dovrebbero esserlo nel cogliere il loro vero bene che coincide col disegno del Padre: gestione dei beni in stile di misericordia, condivisione, amore che significa alla fine della vita essere accolti per sempre nella casa del Padre. Farsi amici col "mammona dell'ingiustizia" vuol dire ridistribuire ai poveri (e gestire giustamente, con criteri di onestà) quei beni (denaro, roba) segnati dall'accumulo che è sempre contro la volontà di Dio.

Da ultimo (vv.10-13) tutto è giocato sul ricorrere dei termini "fedele" e "affidare" che hanno la stessa radice di "fede". È dunque chiaro che la fede in Dio si gioca nella fedeltà in ciò che Egli ci ha affidato. Ci ha affidato dei beni da gestire nel dono e nella condivisione, non nell'accumulo che è mammona d'iniquità. Servire l'accumulo è sbarrarsi la porta al servizio di Dio (v.13), dunque alla salvezza.

 

 

La Parola m’interpella

Ø      Ho chiara coscienza che il Signore è Padre ricchissimo di beni da Lui affidatici (cfr. i talenti ) per larghezza d'amore?

Ø      Entro, in qualche modo, in logiche di possesso e di accumulo o sono lucido nel dissociarmi da queste logiche tanto propagandate oggi?

Ø      Perché studio? Perché lavoro? Perché mi do da fare? C'è motivazione d'amore in tutto questo?

Ø      Come mi educo alla condivisione, alla solidarietà?

 

La meditazione non è fine a se stessa, ma tende a farmi entrare in dialogo con Gesù, a diventare preghiera.

 

ORATIO        Domando umilmente di poter essere coerente con le indicazioni emerse dalla meditatio. Esprimo fede, speranza, amore. La preghiera si estende e diventa preghiera per i propri amici, per la propria comunità, per la Chiesa, per tutti gli uomini. La preghiera si può anche fare ruminando alcune frasi del brano ripetendo per più volte la frase/i che mi hanno fatto meditare.

Mi ritrovo davanti al tabernacolo o in un angolo della mia camera

per consegnare al Signore quanto possiedo

(beni spirituali, intellettuali, morali, materiali).

Chiedo la forza di gestire tutto con distacco e

di puntualizzare, in concreto, a chi e come dare qualcosa di mio.

 

CONTEMPLATIO      Avverto il bisogno di guardare solo a Gesù, di lasciarsi raggiungere dal suo mistero, di riposare in lui, di accogliere il suo amore per noi. È l’intuizione del regno di Dio dentro di me, la certezza di aver toccato Gesù.

 

È Gesù che ci precede, ci accompagna, ci è vicino, Gesù solo! Contempliamo in silenzio questo mistero: Dio si fa vicino ad ogni uomo!

 

Per Cristo, con Cristo e in Cristo

a te, Dio Padre Onnipotente,

nell’unità dello Spirito Santo,

ogni onore e gloria

per tutti i secoli dei secoli.

AMEN

 

ACTIO     Mi impegno a vivere un versetto di questo brano, quello che mi ha colpito di più nella meditatio, che ho ripetuto nell’oratio, che ho vissuto come adorazione e preghiera silenziosa nella contemplatio e adesso vivo nell’actio.

 

Si compie concretamente un’azione che cambia il cuore e converte la vita. Ciò che si è meditato diventa ora vita!

 

Prego con la Liturgia della Ore, l’ora canonica del giorno adatta al momento.

 

Concludo il momento di lectio recitando con calma la preghiera insegnataci da Gesù: Padre Nostro...

 

Arrivederci!