RITIRO ON LINE - settembre 2022     










Venero la Parola di Dio, l’Icona ed il Crocifisso. Traccio sulla mia persona il Segno della mia fede, il Segno della Croce, mi metto alla presenza del Signore che vuole parlarmi. 

 

(Cripta S. Zaccaria - Venezia)

Lo so che hai un sacco di cose da fare, Signore,

però mi fa piacere che tu ti dia pena anche per me.

Mi rasserena sentirti vicino,

come se la tua unica preoccupazione

fosse la mia felicità.

(Un minuto con Dio)

 Veni, Sancte Spiritus, Veni, per Mariam.

 

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INCONTRI DI GESU’ LUNGO LE STRADE POLVEROSE DELLA PALESTINA

 

In parrocchia recentemente è stata proposta una serie di Lectio incentrata sugli incontri di Gesù con alcuni “personaggi” colti nella concretezza della loro vita quotidiana, narrati nel Vangelo di Luca. Sono dei “ritratti dal vivo”! In questi personaggi si possono riscontrare molti  aspetti presenti anche nella vita di ciascuno di noi, nonostante la distanza temporale.  Sono spazi di concreta umanità ma anche di svelamento della verità.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

LECTIO Apro la Parola di Dio e leggo in piedi i brani che mi vengono proposti.

 (Lc 7, 36-50)

 

36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 39Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

40Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». 41«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MEDITATIO   Seduto, rileggo la Parola per più volte, lentamente. Anche la lettura della Parola di Dio è preghiera. Siamo entrati in quella zona più sacra e più lunga del nostro Ritiro On Line: il grande silenzio! Il protagonista è lo Spirito Santo.

 Il modo migliore per assaporare un brano delle Scritture è accoglierlo in noi come un cibo nutriente per il nostro spirito, è avere la certezza che sia Dio a volerci parlare per farci entrare nelle dimensioni del suo disegno di amore e di salvezza. Se ascoltiamo attentamente la Parola potremo entrare in un rapporto vivo con il Padre, per lasciarci plasmare dal suo stesso "cuore"

 

 GESÙ, SIMONE IL FARISEO E LA PECCATRICE

 

Fra le tematiche sviluppate da Luca, la misericordia di Gesú é quella che emerge con maggior determinazione, svelando uno degli intenti teologici e pastorali piú significativi della sua opera. Egli non manca di sottolineare il rapporto che lega Gesù ai peccatori: è lui che li cerca, li attira, li affascina, tanto da scandalizzare i giusti; questi, di rimbalzo, reagiscono con stizza o, alcune volte, manifestano indifferenza. L’evangelista non esita a definire Gesú l’amico dei peccatori, i quali ovviamente lo ripagano con uguale amicizia e affetto.

L’episodio della "peccatrice perdonata" in casa di Simone è uno dei brani piú toccanti e nello stesso tempo più sconvolgenti. E’ denso di contenuti e ricco di suggestioni. Contiene molti spunti psicologici, se si pensa, per esempio, ai sentimenti della peccatrice e ai ragionamenti interiori del fariseo e dei commensali; suggerisce delicati risvolti sociali, come la questione sul modo di comportarsi con simili persone; tiene presente aspetti teologici, come quello di saper riconoscere la volontà di Dio; delinea orientamenti morali di grande valore, come il rapporto tra la legge, l’amore e il peccato; preannuncia l’essenza della salvezza consistente nella fede.

 

IL CONTESTO  DELLA  SCENA

Luca apre la narrazione descrivendo l’azione del fariseo di ospitare nella propria casa il Maestro. É un gesto di cortesia e di accoglienza. Gesù accetta l’invito e non si tira indietro, sebbene il mondo farisaico nel suo insieme gli si dimostri ostile o per lo meno sospettoso. Egli è disposto a incontrare chiunque, ad accogliere ed essere accolto da ciascuno.

Dopo la parte iniziale, in cui il fariseo ospita Gesù e questi si mette a mensa, il racconto inaspettatamente pone in primo piano una donna e si sofferma con insistenza sui suoi gesti di fede e di amore nei confronti del Maestro. Inattesa, non invitata, entra in scena: «Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città».

Luca la presenta come una peccatrice. Il linguaggio dell’evangelista appare volutamente riguardoso, evita l’esplicito epiteto di prostituta. Di fatto si tratta di una persona di quella città, conosciuta da tutti. Una donna di cui gli altri abusano e anch’ella approfitta di se stessa;  è usata e poi gettata via; ad essa è negato ogni rispetto. Si tratta realmente di una peccatrice. Luca non lo nega; infatti dice che ella ha commesso «molti peccati».

Si suppone che la donna conosca il luogo dove si trova Gesù. Non è da sottovalutare questo elemento, poiché il fariseo appartiene a un rango sociale piuttosto elevato, rappresenta la parte religiosamente più impegnata e moralmente ineccepibile del popolo giudaico. Di contro, quella donna fa parte di un gruppo socialmente tra i più emarginati e reietti; dal punto di vista morale, essa è lontanissima dall’ossequio dovuto alla legge.

Due persone profondamente diverse e contrapposte; con esse, si ritrovano due mondi incompatibili tra loro. Ci si chiede sinceramente come quella peccatrice abbia avuto la forza e il coraggio di superare tali barriere, di oltrepassare la durezza dei giudizi e della condanna che pesano sulla sua persona e di cui non poteva non esserne consapevole.

Gesù non è solo, sta a mensa, circondato da un insieme di commensali appartenenti al medesimo ceto del fariseo, certamente a lei ostili. Ma ella non si fa prendere dalla paura.

 

LA DONNA

Viene, entra, si dirige decisamente e sorprendentemente verso Gesù, davanti agli occhi di tutti.

«Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo».

Tiene in mano un vasetto di olio profumato, che indica con chiarezza l’intenzione di rendere omaggio al profeta, un segno per riconoscerlo come inviato di Dio.

Si avvicina per compiere un gesto riverente verso di lui: profumargli il corpo ed esprimergli il suo rispettoso omaggio. L’azione sconcerta i presenti.

La donna resta coinvolta dalla presenza e dalla figura di Gesù, viene colta da un’intensa emozione per la consapevolezza della sua misera vita. Non potendo trattenere i sentimenti esplosi nel suo animo, scoppia a piangere. Era entrata in casa per fare un atto di venerazione, ora si ritrova con gli occhi gonfi di lacrime, a piangere. Che cosa è mai successo? É stato l’incontro con Gesù a scuoterla e a travolgerla in una situazione assolutamente nuova e imprevista. Nessuno è capace di programmare il pianto. Toccata profondamente nel suo intimo, quella donna non è più se stessa; sente qualcosa dentro di lei che la fa commuovere e la sospinge sempre più verso quel profeta di Nazaret.

Non solo si mette a piangere, ma si piega, quasi prostrandosi, e le sue lacrime bagnano i piedi del Maestro. Con un ulteriore senso di devozione, asciuga i piedi con i capelli. Un gesto sconveniente quello di slegare i capelli in pubblico, ma ella non si cura di sé. Giunge anche a baciare i piedi del Maestro; lo fa a lungo, senza interrompersi, come farà notare Gesù, quasi per non voler distaccare il suo viso e le sue labbra da quei piedi.

Infine li cosparge dell’unguento profumato che aveva portato con sé. Il comportamento della donna appare a dir poco sorprendente. Si fa ardito fino alla sconvenienza, ma insieme si mostra umilissimo; è devoto e rispettoso, ma anche affettuoso e dirompente. Tutto di lei è coinvolto nell’ incontro con Gesù: dai sentimenti più profondi dell’animo ai gesti più toccanti. Non ne resta escluso il corpo. Il profumo si espande per la sala, segno di letizia, di riconoscenza, di festa.

 

L’AMORE PER GESU’

Tuttavia esso non va ristretto all’aspetto esteriore, alla pura superficialità, poiché manifesta una realtà interiore totalmente affermata, che può riassumersi in una sola espressione: l’amore per Gesù, un amore totale, radicale, profondo, libero, nuovo, trasformante .

La conversione, per questa peccatrice, scaturisce dall’incontro personale con Gesù, il quale non si trova in imbarazzo per i gesti della donna. La lascia fare davanti a tutti gli invitati. Anche il suo comportamento è insolito come quello della donna.

 

SIMONE IL FARISEO

A questo punto Luca rimette in primo piano il fariseo, che la struttura narrativa aveva lasciato in disparte. Luca vuole stimolare il lettore a entrare nella mente, nell’animo di quell’uomo, il quale mormora tra sé, evidenziando la sua reazione interiore rispetto a ciò che sta vedendo.

Si capisce che il suo modo di vedere e di ragionare non coglie nel segno. Guarda, ma non vede. Dentro di sé nasce il sospetto, non tanto sugli atteggiamenti della peccatrice, che potrebbero realmente scandalizzare, ma nei confronti di Gesù come se non fosse un vero profeta, non avesse la luce per capire la situazione imbarazzante in cui si era posto. Egli lo aveva invitato a pranzo, ospitandolo nella sua casa, ma di fatto non lo ha pienamente accolto nel suo cuore e lo biasima:

«Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

Il profeta, l’uomo illuminato, vede, riconosce, sa: «Saprebbe che è una peccatrice».

Un vero scandalo, poiché una prostituta lo sta toccando e lui la lascia fare tranquillamente. Il profeta autentico, uomo di Dio, non può certo avvicinarsi a una meretrice, anzi la deve rimproverare e cacciare da sé. Le prostitute devono essere allontanate da coloro che si ritengono giusti e fedeli alla legge. Così dovrebbe comportarsi Gesù. Poiché agisce in modo del tutto contrario, ne segue la logica deduzione che egli certamente non è un profeta.

 

Il fariseo è sorretto e guidato da una mentalità che gli impedisce di capire il senso giusto dell’amore della donna e di intuire l’animo di Gesù. Indirettamente, il suo ragionamento permette di svelare l’apprezzamento di Cristo verso i gesti compiuti dalla donna: Gesù elogia il modo di fare di lei. Non solo non la redarguisce né la allontana, ma ne esalta il comportamento e ne rende manifesto l’intimo amore. Un vero capovolgimento di prospettiva e di valori.

 

IL DIALOGO TRA GESÙ E SIMONE

Dall’incontro della donna con Gesù il racconto si sposta al dialogo tra il Maestro e Simone. É Gesù che prende l’iniziativa, rompe il ghiaccio e si rivolge al fariseo chiamandolo per nome: «Simone, ho da dirti qualcosa». Questo fatto sottolinea immediatamente l’aspetto personale, che attira l’attenzione e lascia il fiato sospeso. Cosa vorrà dire il Maestro di così importante e mirato? Non si tratta di un discorso generico sull’amore o sulla misericordia. Egli si rivolge direttamente alla persona di Simone e, di riflesso, a ciascun presente che guarda la scena e ascolta la conversazione. Ma anche a ciascun lettore del giorno d’oggi…

Gesù ha qualcosa di considerevole da dirgli, mentre rivela di conoscere le persone, le menti, i cuori, cioè di essere un vero profeta, contraddicendo anche con i fatti il giudizio farisaico. Quando comincia a parlare smaschera il pensiero di Simone, lo porta allo scoperto, lo conduce a riflettere, a capire ciò che egli non riesce a cogliere.

«Di’ pure, maestro», è la risposta del padrone di casa, il quale usa nei riguardi dell’ospite espressioni cortesi e sembra totalmente disponibile all’ascolto. Lo riconosce maestro, volendo mostrare rispetto verso di lui; si capisce però che è un atteggiamento formale, esteriore, poiché si sa che nel suo cuore dubita della capacità profetica di Gesù.

 

Il Maestro inizia a parlare in forma allegorica. Molte volte le parabole hanno la funzione di essere come reti che incantano l’ascoltatore e lo rendono partecipe del racconto, senza che questi si accorga che uno degli attori della parabola si identifica con la sua persona.

«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due.»

Nella parabola si dice che c’è un creditore, che generosamente condona ai suoi due debitori. Ne segue l’amore riconoscente dei due debitori.

Gesù pone la domanda: «Chi di loro dunque lo amerà di più?».

Simone risponde giustamente che colui a cui fu condonato di più ama di più, mentre colui al quale è stato condonato un debito minore ama di meno: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più».

La risposta coglie nel segno, ma deprezzando l’amore minore, di fatto ha condannato se stesso, il suo poco e superficiale amore, per esaltare la donna, che ha offerto un grande e vero amore.

I due debitori della parabola corrispondono palesemente ai due personaggi, con cui si raffronta Cristo. Quello che ha un debito maggiore e ama di più equivale alla peccatrice, quello che ha un debito minore e ama di meno coincide con il fariseo.

 

TU, SIMONE… TU, SIMONE…

Gesù ormai mette le carte allo scoperto e parla chiaramente, confrontando i due amori rivolti a lui: quello di Simone e quello della prostituta.

«Volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? »

Richiama l’attenzione del fariseo per vedere, cioè per capire quello che la donna sta facendo, per comprenderne il senso vero e il motivo.

«Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo ».  

 Gli fa notare il suo poco amore a paragone di quello della donna, di gran lunga superiore al suo. La ragione di questo grande dislivello sta nel fatto che il capo di casa, rispettoso, forse ammiratore di Gesù, impiega nei suoi riguardi espressioni cortesi e si presta al dialogo istruttivo, però non lo ama o lo ama poco, perché non si sente peccatore, bisognoso di misericordia. In tal modo egli si taglia fuori dall’esperienza perdonante di Dio in Gesù; non assaporando la dolcezza del suo perdono, non è toccato dall’amore risanante. Il suo amore ha tinte scolorite, molto formali, si ferma a quel tanto che basta per non essere sgarbato; si sente condonato di pochi debiti, per questo non prova un forte sentimento di riconoscenza e di affetto.

 

Per tre volte Gesù gli sottolinea puntualmente: Tu, Simone, non mi hai dato acqua per i piedi,… tu non mi hai dato un bacio,… tu non mi hai unto con olio il mio capo... lei invece… mi ha cosparso i piedi di profumo...

Veramente le situazioni si capovolgono: lui il fariseo dotto e giusto, disponibile all’ospitalità, rimane prigioniero della sua rigidità di cuore, incapace di effondersi sinceramente in gesti di amore.

Lei, la prostituta e la rozza di spirito, ha rivelato una grande sensibilità interiore, si è lasciata muovere il cuore e si è abbandonata premurosamente a elargire segni concreti e coraggiosi di amore.

Com’è possibile tutto questo? Luca lo fa intendere nel modo di procedere della narrazione, fino alle parole conclusive e illuminatrici di Cristo.

 

TRE CARATTERISTICHE  DELL’AMORE

La donna mostra un amore che va al di là della comune ospitalità, al di sopra della regola di buona accoglienza. Il suo amore si staglia nettamente in alto, superiore alla cordialità riservata a chi é invitato in casa.

 

La donna non ha smesso di baciare i piedi di Cristo. L’azione cioè si ripete e si protrae, senza stancarsi di esprimere affetto e gratitudine. Di fatto i sentimenti dell’amore vero non vengono mai meno, non si esauriscono e trovano motivi sempre nuovi e stimolanti per rinsaldare l’unione.

 

Il secondo gesto di amore é il bacio. Esso indica gioia, ma anche comunione. E’ il segno per eccellenza di intesa. La mancanza del bacio tra Simone e Gesù indica che non si é stabilita una comunione tra loro. Si percepisce un’atmosfera di freddezza. La donna invece non ha smesso di baciare i piedi di Cristo.

 

Il terzo gesto di amore risulta daIl’atto di cospargere il capo di olio: un modo per riconoscere Gesú quale consacrato del Signore.

 

Sono tre gesti esprimenti tre caratteristiche dell’amore: mettere l’altro a proprio agio, con atteggiamenti di servizio e di ospitalità; mostrare la gioia della presenza dell’altro con atti affettuosi di comunione; riconoscere l’altro nella propria dignità e ravvisarlo per quello che é, per quello che vale alla luce di Dio.

 

PER QUESTO IO TI DICO…

Si giunge cosi al v. 47, versetto centrale, la chiave di interpretazione di tutto il brano. Esso inizia in modo solenne e autorevole:

«Per questo io ti dico». Gesú parla in prima persona come maestro in cattedra; la sua figura risalta sopra tutti i presenti, mentre la sua voce sembra assumere un tono grave. Non è più questione di metafore o di suggerimenti etici, ora è enunciata una verità, è posto innanzi al fariseo un principio, una regola di vita, a cui nessuno può sottrarsi:

«…sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco»

 Le parole mettono in stretta correlazione il perdono di Gesù con l’amore a Gesù. Non sussiste amore per Gesù senza l’accoglienza del suo perdono, d’altro verso il perdono dato da Gesù scaturisce dall’amore per lui.

In questo testo l’amore verso Cristo sta al primo posto, ma è intrinsecamente collegato a un altro aspetto, quello della misericordia di Dio verso i peccatori, rappresentati dalla peccatrice. La frase fa capire bene che non può nascere l’amore senza aver sperimentato il perdono di Dio. L’atteggiamento di amore della donna, espresso con i gesti di affettuosa venerazione, è indicato come effetto del perdono, poiché l’accoglienza di Gesù sorprende la peccatrice e la conduce al pianto penitente e insieme gioioso.

La donna ha molto amato. Quando Dio in Gesù perdona la peccatrice, in lei scaturisce l’amore riconoscente verso di lui. L’amore chiama e sollecita il perdono, mentre il perdono è significato e testimoniato dall’amore.

Perché Simone mostra di non amare l’ospite che ha accolto in casa? Perché l’amore per Gesù presuppone la predisposizione al suo perdono; questa è possibile se si è e ci si sente peccatori.

Incredibile ma vero paradosso: quanto più la creatura umana si ritrova intrisa di miseria, tanto più sperimenta e accoglie l’amore misericordioso di Dio. Questo non può sbocciare là dove incontra un cuore privo della consapevolezza della propria indigenza e chiuso nella propria autogiustificazione.

 

LE PAROLE DI GESÙ ALLA DONNA

Gesù, alla fine del racconto, rivolge la parola alla donna:  «I tuoi peccati sono perdonati ». Ella è ora una persona libera. Quella donna rinasce ed è trasformata; da peccatrice pubblica, come era stata presentata all’inizio, è ora una creatura santificata, ricolma di grazia. É avvenuto un totale cambiamento, dovuto esattamente all’esperienza dell’amore rigeneratore di Dio in Cristo.

 

LA REAZIONE DEI PRESENTI

La dichiarazione di Gesù suscita una nuova reazione, questa volta non solo da parte di Simone, ma di tutti i commensali: «Chi è costui che perdona anche i peccati?».

Una questione di non lieve entità, poiché non discute sul fatto concreto di una peccatrice risanata dai propri peccati; affronta una realtà più profonda. Si tratta di una discussione specificamente teologica: il perdono dei peccati viene solo da Dio. Come può costui ardire di avere un’autorità divina? Il problema si sposta su Gesù, sulla sua identità e sulla fede in lui. 

Mentre i commensali si pongono la domanda, alla quale non viene data una risposta esplicita, Gesù continua a parlare alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!». Le sue parole fanno luce non solo sulla disponibilità interiore di lei, che ha creduto, ma assumono un significato per puntualizzare il valore della fede nei confronti della sua persona. La donna ha avuto fede, cioè ha confidato nella misericordia divina. Pur avendo fatto molti peccati, ha capito e ha sperimentato l’amore divino in Gesù; ha visto in lui non solo un uomo, ma un inviato di Dio; ha saputo cogliere in Cristo il mistero che lo definisce e lo struttura, oltrepassando l’aspetto puramente umano, per riconoscere il potere divino. E ciò è la fede. Per questa fede ella è stata salvata. La salvezza arriva a questa donna solo attraverso la porta della fede.

 

UNA NUOVA VITA

Per la donna incomincia una nuova vita, su un orizzonte del tutto nuovo, apertole con l’esortazione finale: «Va’ in pace», quella pace profonda che solo Gesù le ha dato, mentre gli altri l’hanno sfruttata o giudicata.

Una nuova vita anche per me, per noi?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ORATIO Domando umilmente di poter essere coerente con le indicazioni emerse dalla meditatio. Esprimo fede, speranza, amore. La preghiera si estende e diventa preghiera per i propri amici, per la propria comunità, per la Chiesa, per tutti gli uomini. La preghiera si può anche fare ruminando alcune frasi del brano ripetendo per più volte la frase/i che mi hanno fatto meditare.

 

Anche io ho un cuore di luce:

quello che Tu hai deposto

prima dell’inizio dei giorni

nel mio petto di uomo.

 

Anche io ho un cuore di luce

che pulsa un eterno desiderio di vita vera. 

Anche io, che sono l’ultimo

dei peccatori,

ho un cuore di luce

capace di chiamarti

per nome.

 

(P. Righero)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONTEMPLATIO     Avverto il bisogno di guardare solo a Gesù, di lasciarmi raggiungere dal suo mistero, di riposare in lui, di accogliere il suo amore per noi. È l’intuizione del regno di Dio dentro di me, la certezza di aver toccato Gesù. È Gesù che ci precede, ci accompagna, ci è vicino, Gesù solo! Contempliamo in silenzio questo mistero: Dio si fa vicino ad ogni uomo!

 

Per Cristo, con Cristo e in Cristo a te, Dio Padre Onnipotente, 

nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti

i secoli dei secoli.  Amen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACTIO     Mi impegno a vivere un versetto di questi brani, quello che mi ha colpito di più.   Si compie concretamente un’azione che cambia il cuore e converte la vita. Ciò che si è meditato diventa ora vita!  Prego con la Liturgia delle Ore, l’ora canonica del giorno adatta al momento.

Concludo il momento di lectio recitando con calma la preghiera insegnataci da Gesù: Padre Nostro...

Arrivederci!                                                                            

 

(tratto da Lectio sul Vangelo di Luca proposte in parrocchia)

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